Impazzendo

traducendo … emigrando … riflettendo …

Archivio per la categoria ‘Ma è vero che gli italiani …?’

Errori cardinali: perdere la bussola per dei falsi amici!

Pubblicato da npanna su ottobre 19, 2010

- Teresina lo sai che tra qualche giorno parto per la Germania? Vado a trovare una mia amica che vive vicino a dove abitavi tu. A Castrop-rauxel. È vicino a dove abitavi tu, vero?

- Davvero?! Che bello Gesuina! Sì sì è proprio vicino. Che nostalgia, che bei posti!

Santina, incuriosita dal dialogo tra Teresina e Gesuina, chiede a Gesuina:

- Dai Gesuina, parti?! E dove si trova questo posto?

- Nella ex Germania dell’Ovest.

- Come nella Germania Ovest, Gesuina? Quella è Germania Est, io lo so, ci ho vissuto.

- Veramente Teresina, io adesso i confini della Germania Ovest e della Germania Est non me li ricordo esattamente, però un po’ di geografia, i punti cardinali, se guardi la cartina, quello è ovest, non è mica est.

- Ma scusa poco poco, quella è la Westfalien, West in tedesco vuol dire est, mentre Ost vuol dire ovest, quindi se ero nella Westfalien ero nella Germania Est.

- Eh no, Teresina, West in tedesco vuol dire ovest. È Ost che vuol dire Est.

- Non dirmelo! Ma sicura sei Gesuina?

- Abbastanza, sì. Ma poi Teresina, basta guardarsi la cartina eh!

-Ma io ci ho vissuto! Gesuina, e quindi io tutti quegli anni ero nella Germania dell’Ovest e non dell’Est? E come è possibile?

Teresina riflette per qualche secondo e aggiunge:

- Uhm, Gesuina, non so se crederti cara Gesuina.

 

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Nefaste feste di laurea

Pubblicato da npanna su agosto 29, 2010

Questo è un altro articolo sull’incredibile fiducia nel futuro da parte del popolo teutonico e su alcune smentite.

Mettete un calendario in mano a un tedesco: alla vista di tutte quelle scarne caselline gli si apre un allettante vuoto da colmare. Oh incontenibile emozione! Un’enorme distesa di spogli quadratini da conquistare. Pianificare, pianificare, pianificare!

Osservo l’unico calendario in mio possesso, un regalo. È fermo a maggio.

Mi sono laureata nel 2009. In Germania molti corsi di studio non prevedono la discussione della tesi. Niente parrucchiere, niente pathos, nessuna stretta di mano, nessun fiore. Ci si laurea depositando in segreteria il proprio mattone in triplice copia.

Così è stato anche per me in una buia e tempestosa mattina d’inverno.

Ero stata una settimana prima in segretaria:

- La settimana prossima consegno la tesi.

- In triplice copia, lo sa no? Ogni copia deve essere firmata e datata. Lo fa qua, davanti a me, altrimenti non vale!

- Vengo l’ultimo giorno utile. Mi dica, dove devo andare se questo ufficio dovesse essere chiuso?

- Perché dovrebbe essere chiuso? Quando mai chiuso e chiuso! Io ci sono!

- Mi creda, signora, si fidi. Anzi, faccia una cosa, si organizzi perché la settimana prossima lei non lavora, io mi conosco, c’è una certa melodrammaticità obbligatoria che mi accompagna.

- Le dico che ci sarò. Se proprio non dovessi, vada nell’ufficio accanto. E si ricordi di firmare!

Ultimo giorno utile.

Mentre avanzo verso la segreteria con ossequiosa e cadenzata prudenza nei vuoti corridoi del dipartimento di romanistica – vicino al cuore le mie tre copie in una scatola di cartone stretta al petto – mi ripeto è fatta, è finita, e rievoco nella mente i primi passi verso quella decisione per molti avventata. La telefonata a casa mamma, ho deciso, non torno, No figlia mia no, il test d’ammissione, i corpi ammassati nel lungo e buio corridoio della Humboldt davanti all’ufficio iscrizioni nell’ultimo giorno utile, la prima lezione, le prime facce, l’insinuarsi del timido sospetto di aver commesso un errore.

Proprio come si dice accada poco prima di morire. Dentro quella scatola chiusa con lo scotch giallo da carrozziere, la Naná universitaria se ne andava spassionatamente all’altro mondo.

Sulla porta della segreteria è appiccicato un foglio, sollevo un sopracciglio: la segreteria resterà chiusa a tempo indefinito.

Busso nell’ufficio accanto. Mi accoglie un’impiegata dal volto noto.

- Devo consegnare la tesi.

- Venga, prego, si accomodi, signorina, complimenti, bene, si sieda, a ma guarda, che coincidenza, lei è nata a Cag-liári, bella la Sicilia, molto bella.

Devo firmare, le copie, tutte e tre, altrimenti, non sono valide, ultimo giorno, oggi.

- No ecco, veramente, Sardegna, ma non importa, devo firmare ha una pen-

- Sardegna? Mi sta dicendo cha Cag-liári non è in Sicilia?

- No, Sardegna, Cà-gliari, ma guardi completamente irrilevante.

Mi ritrovo una penna in mano, forse apro la prima copia, data, la data, che giorno è oggi?

- E allora dove caspiterina sono stata io in vacanza? Mi pareva Sicilia, posti bellissimi, ma mi pareva fosse Cag-liári…

- Bella anche la Sicilia certo, scusi che giorno è oggi?

Apro la seconda copia. Ho firmato la prima?

- Un giorno bellissimo signorina, un giorno indimenticabile!

- No, dico, la data esatta, ho un vuo-

L’impiegata mi strappa le tre copie dalle mani.

- Ecco fatto! Bene signorina, grazie. Tanti auguri e parta, si faccia una vacanza! Le faremo sapere. Posti meravigliosi, la Sicilia.

Esco e non ho la più pallida idea. Ho firmato? Mi ritrovo nel cortile dell’università. È presto. È freddo. Non c’è nessuno. Guardo la scatola di cartone. Vuota. Incespico nei miei pensieri. Mi scuoto. Dedico alla mia laurea qualche minuto di raccoglimento. Poso il cartone su una panca. Mi siedo. Il freddo del legno mi costringe a chiudere il collo sciallato. Mi alzo. Mi siedo con un colpo secco su quella scatola. Appiattisco il vuoto e me ne servo come isolante. Va meglio.

A luglio del 2010 mi è arrivata conferma dell’ufficializzazione della laurea. Posso ora ritirare tutti i certificati.

Nella stessa busta anche un invito: Festa di laurea. Siamo lieti di comunicarle che la festa di laurea si terrà a luglio del 2011!

O mio Dio! Mi sento sopraffatta dal patema di essere osservata. Mi volto circospetta a destra e sinistra, rinsacco la testa come una tartaruga per non sentire il fiato sul collo: fff, fff, fff!

È mai possibile nessuno gli abbia mai detto che porta male? Santo cielo! Porta iella! Immaginatevi uno che vi dice: ci vediamo nel 2011!

Ma vai a morire ammazzato brutto iettatore porta sfiga menagramo cugurra tu e tutta la tua genia!

I tedeschi non si pongono degli obiettivi: si impongono delle scadenze, fissano date, confidano incondizionatamente nel susseguirsi regolare del tempo. Il gioco dell’oca del futuro. Spostano ubbidienti le loro pedine in lunghi cicli astronomici.

Io, con questa storia, nel 2011 ho già due appuntamenti. Due spade di Damocle pendenti sulla testa, unte d’ansia da prestazione di vita: devo fare di tutto per sopravvivere perché io nel 2011 devo esserci. Sono stata messa in schedule, sono pianificata, programmata. Vedo caselle con un segno di spunta accanto al mio nome e temo possano mutare in una grossa, nefasta, rossa X.

A me viene da toccarmi dove non ho. Allora tocco legno, come si fa in Germania. Di legno ne hanno in abbondanza i tedeschi.

La lettera d’invito continua: “la preghiamo di informarci su un eventuale cambio di indirizzo, di modo da poterla raggiungere con sicurezza anche a giugno del 2011 e farle pervenire il nostro invito ufficiale”.

Altro sobbalzo. Fanno della reperibilità un obbligo morale. Non pensate di potervela scampare. Vi troveremo ovunque.

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Di fusi … e fuse!

Pubblicato da npanna su luglio 23, 2010

- Bene signori, il tour può partire, faremo una bella passeggiata insieme attraverso Berlino …

Ci raggiunge un trio di signore tutte trafelate.

- Aspettate, aspettate! Ci siamo anche noi! Siete gli italiani? Vi abbiamo trovato, finalmente! Uh che fatica! Uh che fortuna! Pant pant!

- Buongiorno signore! Ben trovate! Il nostro gruppo si allarga, siamo felici di accogliervi tra noi.

- Uff che corsa! Siamo state fortunatissime a trovarvi ancora qua.

- Speriamo signore, speriamo!

- Ma come mai tutto questo ritardo?

- Un po’ italiani lo siamo anche noi signora. E poi, che fa? Non mi concede nemmeno il quarto d’ora accademico? È appena passata la mezza!

- Sì sì, beh, certo, il quarto d’ora come no, ma qua c’è il quarto per quattro giorni… comunque meglio per noi, altrimenti, senza il vostro ritardo, non avremmo potuto partecipare al tour.

- Scusi, ma lei che orario ha sul volantino?

- Le 10:30.

- E allora! Vede?!? Sono solo cinque minuti abbondanti di ritardo.

- Ma non c’è il fuso orario?

- Il fus- ma rispetto a cosa signora?

- A Berlino, non c’è il fuso orario rispetto all’Italia?

- C’è, sì, nel senso che è lo stesso!

- Lo stesso? Non siete un’ora avanti a Berlino?

- Ehm, non vorrei farla sentire indietro, però…

- Adesso capisco! È da ieri mattina che giriamo e non tornava più nulla! Una confusione!

- Immagino signora! Ben tornata nel suo meridiano di fiducia!

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Ariane fobie

Pubblicato da npanna su giugno 26, 2010

Ero al supermercato. Cercavo di prendere il prezzemolo dallo scaffale delle spezie quando mi raggiungono delle urla isteriche. Mi volto e vedo una donna fuori di sé rincorrere due bambine. Stanno giocando allo zaino: la più piccola è aggrappata al collo della sorella e le stringe le gambe in vita.

- Scendi! Scendi! Insomma! Scendi! Quante volte vi ho detto di smetterla! Mille almeno! Almeno Mille. Adesso basta! Basta! Cosa vi ho detto?

Eh che sarà mai. Penso io. Stanno solo giocando! Manco fossimo in Italia! Qua sta succedendo il finimondo! Non si è mai vista una mamma tedesca urlare contro i figli, per giunta in un luogo pubblico. Chissà cosa le sarà preso! Chissà …

- Cosa vi ho detto eh? Cosa vi viene? COSA VI VIENE?

- L’ernia del disco mamma, l’ernia del disco.

Esagerata signora, penso! Adesso anche l’ernia del disco. Mi allungo in punta di piedi per prendere il prezzemolo. Stiro il braccio destro come una big babol consumata. Quasi preso! Uff! Questi stupidi scaffali a misura di tedesco!

- E poi e poi? Sapete cosa vi succede poi? Basse! Restate basse, avete capito? Da grandi sarete delle donne basse! Capito? Basse! Sapete cosa vuol dire? Storpie!

Mi volto di nuovo. Incontro lo sguardo terrorizzato delle bambine. Mi fissano con gli occhi sbarrati.

- Mamma, non lo facciamo più, promesso!



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Benvenuta da morire!

Pubblicato da npanna su giugno 11, 2010

- Naná! Oh Naná, ma tu sei? Oh cugina! Naná! E fermati! Vieni qua! Ma tornata sei? Avvicinati!

- Gianni, non urlare, eja, sono io, sono in vacanza, avvicinati tu, che io sto andando a casa a mangiare.

- Naná, oh disgraziata!

- Gianni ti presento la mia amica Marion, in visita dalla Germania.

- Eeeeeh, ma da dove l’hai tolta fuori la tua amica? Dal freezer? Ma cosa sta venendo? Dall’Alaska? Tocca, portala a casa di corsa che se la vedono in giro così la portano all’ospedale!

….

- Chi era quell’uomo?

- Ehm, non lo conosco tanto bene Marion…

- Ma cosa ha detto?

- Nulla nulla

- Ha detto freezer?

- No, cioè, sì, ha detto freezer, ma, ecco, voleva solo dire che hai un incarnato piuttosto chiaro per queste latitudini.

-

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Perché in Germania non è Warum

Pubblicato da npanna su giugno 8, 2010

Leggendo questo post: Survival Italian: Why and Why Not in the Italian Language

http://becomingitalianwordbyword.typepad.com/becomingitalian/2010/05/survival-italian-why-and-why-not-in-the-italian-language.html

ho capito il perché: non sono io! Cioè, sono io, ma sono anche loro, i tedeschi. Come sempre.

Dianne Hales racconta: agli italiani piace sapere il perché e il percome delle cose. Ma soprattutto: con il perché e il percome in Italia si ottengono le cose!

Nel molto piccolo, aggiungiamo noi.

Non in Germania.

“Il problema è che Lei non sa il perché”, mi ostino a dire io negli uffici tedeschi. Lasci che Le spieghi il perché e vedrà che la scadenza è irrilevante. Sì ho capito che Lei ha i suoi regolamenti da seguire, ma vede bene anche Lei, ci sono pur delle eccezioni. Dice di no? Non ci sono? La regola non le prevede? Devo essere punita? Dice. Lasci che Le racconti la mia storia, una disavventura, una tragedia, un caso di sfortuna!

Nulla.

La regola del Perché e percome non è contemplata in Germania. Perlomeno quella a voce. Non crediate in Germania di cavarvela negli uffici sciorinando un racconto commuovente dopo l’altro in un clima da centrini a uncinetto. Warum non è Perché e viceversa. Tutta quella intimità i tedeschi la ripugnano, la schivano, si sentono addosso l’appiccicaticcio.

Prendete questa triste storia.

La mia amica Marion ha un abbonamento mensile ai mezzi pubblici di Berlino chiamato 10-Uhr-Monatskarte: vale a partire dalle 10 del mattino. In preda alla gioia di rivedere la sorella, Marion si precipita all’aeroporto di Schönefeld e viene beccata alle 9:45 dai controllori.

- Scenda!

- Come scusi?

- Sono le 9:45. Lei non può transitare con questo abbonamento.

- No ma io, insomma, che ore sono? Sa sto andando all-

- Nome, cognome, indirizzo! Quaranta euro, da pagare nell’ufficio della BVG. L’Indirizzo lo trova scritto sulla multa.

Gira voce che i controllori della BVG siano vecchi agenti della Stasi, sono bravissimi a mimetizzarsi tra la gente e non sentono ragioni. Gran lavoratori fedeli alla loro azienda. Fossero tutti così in questo mondo al rovescio!

“Marion, vedrai, dai retta a me, quando vai all’ufficio della BVG gli racconti il perché, e sono sicura, vedrai, ti tolgono la multa”. Il mio povero animo italiano perchettaro.

Voi cosa avreste fatto? Marion il giorno prima aveva accettato a malincuore un lavoretto da hostess. Mica hostess di aereo. Quelle cose che oggi chiamano hostess, hostess promoter, c’è pure hostess bar, che cameriera sembra brutto! Marion ha quindi accettato di aspettare sotto il freddo di Berlino, a un incrocio concordato, una schiera di Trabi, le auto made in DDR, in felice giro panoramico della città, cariche di turistotti italiani, per distribuirgli dei Waffeln al cioccolato. Per due ore. Per 30 euro. Ai signori in gita del Waffel poco è importato. Pensavano Marion fosse la vera offerta. 30 euro per spiegargli il malinteso. Molto spiacevole spiegare di non essere in vendita. I Waffeln sono avanzati tutti. E il giorno successivo arriva la multa di 40 euro. Summa summarum: Marion si trova ora in debito di 10 euro. Penso che se avesse rifiutato quel lavoro la multa non l’avrebbe presa. È la beffa di accettare cose spiacevoli: ne attirano altre.

Di fronte a un Perché così forte mi aspettavo la commozione dell’impiegato della BVG.

Marion ha pagato 40 euro in contanti allo sportello, non c’è stato verso, il Perché a voce non raggiunge il cuore del tedesco.

Esiste però il Perché burocratizzato.

- Me lo metta per iscritto.

- Cosa?

- Quello che mi sta raccontando e poi si vedrà.

- Si vedrà cosa?

- Se la regola prevede.

- Ma chi lo stabilisce se la regola prevede?

- IO!

- Non lo sa adesso?

- Lo devo vedere scritto.

- Accetto! Mi dia il formulario.

Non bisogna sottovalutare l’essere umano. Magari ce la fa.

Mi ritrovo tra le mani un A4. A due articoli della legge tedesca seguono innumerevoli campi per i dati personali; religione. Religione? Sottopongono a verifica religiosa il mio Perché. Ho un Perché in linea con i principi religiosi? Spunto la casella “nessuna”. In basso tre righe vuote. Non sono proprio abituati i tedeschi ai Perché. L’antefatto, forse, ci può stare in tre righe, ma bisogna proprio essere bravi con la sintesi. Mi porto il formulario a casa. Riempio le tre righe fitte fitte. Non mi bastano. Aggiungo quello spazio che gli manca. Adatto il formato. In basso all’A4 appiccico un foglio in più con lo scotch. L’appiccicaticcio formalizzato. Lo ripiego perché non sbordi dall’A4.

Spedisco il papiro in busta chiusa. Srotoleranno le mie ragioni come un rotolo a due veli.

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Alexander vs Alessandro

Pubblicato da npanna su maggio 2, 2010

Alexander. Esemplare di maschio tedesco maggiormente diffuso in Germania. Non dotato di alcuna intelligenza emotiva. Particolarmente abile alla guida di velivoli di manifattura tedesca. Propenso alla vacanza tra uomini. Incapace di alcun atto sessuale spontaneo. Incline al rapporto sessuale su richiesta. Fanatico dell’efficienza. Fervido ammiratore del conto separato.

Il nome Alexander compare spesso nella forma “der Arsch”.

Alessandro. Esemplare di maschio italiano maggiormente diffuso in Italia. Non dotato di alcuna intelligenza emotiva. Disabile alla guida.  Indigesto in vacanza. Incapace di alcun atto sessuale. Fanatico di se stesso. Fervido ammiratore dello scrocco.

Il nome Alessandro compare spesso nella forma “lo psicopatico”.

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Germania-Italia 10 a 0,01

Pubblicato da npanna su marzo 12, 2010

La Germania in certe cose continuerà a farci 10 a 0,01.

Sono fresca fresca di un seminario illuminante, finanziato dallo stato tedesco. Tema: come mettersi in proprio fondando un’azienda. Primo giorno, prima mattina, alle 9 in punto, il seminario comincia. All’autopresentazione del docente segue la presentazione di ognuno dei futuri imprenditori. La ragazza accanto a me comincia col dire

- Sì, allora, io mi chiamo Sara, e sono qui perché intendo fondare una ditta e vorrei farmi ben bene un’idea, per tempo, di modo da essere preparata a ogni evenienza

- Certo Sara, certo, altrimenti non saresti qui, e quando intendi fondare?

- Tra dieci anni.

Tra dieci anni?!? Ma tra dieci anni esatti? Dieci anni da oggi?

E io dovrei autopresentarmi dopo questa?!?

- Lei invece signorina?

- Ehm, io, mi chiamo Naná, ehm, io la ditta, sì ecco

- Sì? Quando nascerà la sua ditta?

- No ecco, vede, ho deciso con breve, cioè, sicuramente dieci anni fa avrei potuto … ma poi, la settimana prossima, scade il termine di consegna dei documenti, ehm, quindi ecco, devo fondare, prima della fine della settimana prossima e, la prego, mi aiuti!!!

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La zanzara motorizzata

Pubblicato da npanna su agosto 3, 2009

Chi è che non conosce questo scenario? Nel bel mezzo della notte, tutto tace. E allora, perché sono sveglia? Un leggero ronzio, un accenno di “s” sonora, z, si avvicina sempre più, zz, zzz, zzzz, zzzzz, zzzzzz, ZZZZZ!!!

No, una zanzara! Una zanzara no!

Allora, non so voi, ma io faccio uscire il piede dal lenzuolo, lo sollevo, e attendo. Ma quella non coglie, continua a volersi posare sul mio timpano. Agito tarso, metatarso, falangi, alla Conan, come per dire: qui, guarda, ti porgo il piede, succhia a volontà e vattene satolla (anche lo stato confusionale ha le parole che gli si addicono) ma ti prego non ronzarmi intorno all’orecchio, ti prego, lasciami dormire, ti prego!!!

Nulla, ZZZZ.

Sollevo anche l’altra gamba. Nulla. Provo ad agitare prima l’una poi l’altra ZZZZ, ZZZZ, zzzz, zzz, zz, z. Finalmente! Mi concentro per riprendere velocemente sonno perché so che è un silenzio illusorio, so che la zanzara tornerà, vicino all’orecchio, proprio lì, e mettersi il lenzuolo sulla testa non è mai bastato. Cosa che non si è mai capita, ma perché le zanzare ti ronzano intorno alla faccia? Ma non possono pungere e basta? Qualsiasi cosa pur di non sentire il ronzio. Dormi Naná, dai, cadi in un sonno profondo prima che z, zz, zzz, zzzz ZZZZZ!

Vai di piede destro, vai di piede sinistro, agita qui, agita là … oh, di nuovo silenzio.

Per pochissimo: quella torna, per l’ennesima volta, all’attacco.

Uno scenario che si ripete … fino a quando, care le mie future zanzare, vi metto in guardia sin da ora, fino a quando Naná decide di adottare la soluzione finale: sterminio! Accendo la luce e apro la stagione di caccia! Ma non alla leggera, ritrovo all’improvviso tutte le energie primordiali, faccio di quell’inseguimento notturno il fine della mia vita! Mi stringo il lenzuolo intorno alla fronte e divento il Rambo della notte.

Ora, immaginatevi una zanzara molto, molto, più grande, molto, molto di più. Mettetele un adolescente in groppa, con un cervello a miscela, due ruote, un motore e avrete l’aggeggio che sfreccia la mattina, il pomeriggio, la sera e la notte, senza mai perdere un appuntamento, con una costanza sbalorditiva, sotto la mia finestra. Si avvicina, accelera, accelera, accelera e scompare alla fine della salita sulla quale è costruita la nostra casa:

brum, brumm, BRUM, BRUUM, BRUUUUUUUUMMM, BRUUM, BRUM, brummmm, brum

brum, brumm, BRUM, BRUUM, BRUUUUUUUUMMM, BRUUM, BRUM, brummmm, brum

brum, brumm, BRUM, BRUUM, BRUUUUUUUUMMM, BRUUM, BRUM, brummmm, brum

brum, brumm, BRUM, BRUUM, BRUUUUUUUUMMM, BRUUM, BRUM, brummmm, brum

Ho le allucinazioni, i sudori freddi. Mi sembra di sentire in continuazione una parvenza di ronzio provenire dalla strada, mio dio! il motorino, arriva! Ah no, era solo la sedia, i gommini sotto i piedi, dici? Ma non li possiamo togliere? Non parlo d’altro: ma vi pare? Ma lo sapete che c’è un motorino che mi angustia? Lo sapete che passa a tutte le ore? Lo sapete che mi toglie il sonno? Ma perché non sceglie un’altra strada, ma perché non se ne va? Impazzisco, mamma, fai qualcosa! “Eh, figlia mia, quante storie, è solo un motorino! Si vede che non sei più abituata a stare in Italia!”

L’Italia, ecco, appunto! Ero venuta con l’intento di rilassarmi, di prendere un po’ di sole, di allontanarmi dal caos e dalla confusione cittadina, per immergermi nel silenzio idillico del paesaggio bucolico. E invece? Sto vivendo in agguato!

In agguato per un attacco che soddisfo con la fantasia. Appena sento arrivare il brum in lontananza, la mia mente arma la trappola. Una paletta gigante, come quella che si usa per gli insetti, nascosta dietro un edificio che dà sulla salita, si aziona al passaggio del motorino e SPAM! Un colpo secco. Ahhh!

Ma quello, rinasce dalle ceneri, si rialza, si rimette in sella e BRUUM, BRUUUM, BRRRRRUUUUUUUUUMMMMM, fugge via trionfante! E sullo schermo appare the end.

Ci vediamo alla prossima puntata di Guglielma la cogliota.

Brum mmm!

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Conflitti itala-tedesco

Pubblicato da npanna su febbraio 19, 2009

DE: Cosa facciamo oggi a cena?

IT: Uhm

DE: Abbiamo ancora patate…

IT: No, patate no, le ho mangiate anche a pranzo, lesse

DE: Le possiamo fare al forno?

IT: Ma sempre patate restano!

DE: E se le facessimo in padella?

IT: Ma non possiamo mica mangiare tutti i giorni patate!

DE: Ah no?

IT: Certo che no, dobbiamo cercare di avere una dieta il più variegata possibile. E se facessimo la pasta?

DE: Ah, la pasta sì e le patate no?

IT: …

DE: La pasta l’abbiamo mangiata anche ieri!

IT: Ma la possiamo fare col sugo alle melanzane…

DE: Quindi le patate non si poooossono mangiare tutti i giorni, e la pasta sì?

IT: Ma ieri erano tortiglioni in bianco con le zucchine, oggi facciamo farfalle al sugo alle melanzane: tutto un altro mondo! Vedi bene anche tu che c’è una certa differenza…

DE: Ma sempre pasta resta.

IT: … mangiamo cinese?

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