Chi è che non conosce questo scenario? Nel bel mezzo della notte, tutto tace. E allora, perché sono sveglia? Un leggero ronzio, un accenno di “s” sonora, z, si avvicina sempre più, zz, zzz, zzzz, zzzzz, zzzzzz, ZZZZZ!!!
No, una zanzara! Una zanzara no!
Allora, non so voi, ma io faccio uscire il piede dal lenzuolo, lo sollevo, e attendo. Ma quella non coglie, continua a volersi posare sul mio timpano. Agito tarso, metatarso, falangi, alla Conan, come per dire: qui, guarda, ti porgo il piede, succhia a volontà e vattene satolla (anche lo stato confusionale ha le parole che gli si addicono) ma ti prego non ronzarmi intorno all’orecchio, ti prego, lasciami dormire, ti prego!!!
Nulla, ZZZZ.
Sollevo anche l’altra gamba. Nulla. Provo ad agitare prima l’una poi l’altra ZZZZ, ZZZZ, zzzz, zzz, zz, z. Finalmente! Mi concentro per riprendere velocemente sonno perché so che è un silenzio illusorio, so che la zanzara tornerà, vicino all’orecchio, proprio lì, e mettersi il lenzuolo sulla testa non è mai bastato. Cosa che non si è mai capita, ma perché le zanzare ti ronzano intorno alla faccia? Ma non possono pungere e basta? Qualsiasi cosa pur di non sentire il ronzio. Dormi Naná, dai, cadi in un sonno profondo prima che z, zz, zzz, zzzz ZZZZZ!
Vai di piede destro, vai di piede sinistro, agita qui, agita là … oh, di nuovo silenzio.
Per pochissimo: quella torna, per l’ennesima volta, all’attacco.
Uno scenario che si ripete … fino a quando, care le mie future zanzare, vi metto in guardia sin da ora, fino a quando Naná decide di adottare la soluzione finale: sterminio! Accendo la luce e apro la stagione di caccia! Ma non alla leggera, ritrovo all’improvviso tutte le energie primordiali, faccio di quell’inseguimento notturno il fine della mia vita! Mi stringo il lenzuolo intorno alla fronte e divento il Rambo della notte.
Ora, immaginatevi una zanzara molto, molto, più grande, molto, molto di più. Mettetele un adolescente in groppa, con un cervello a miscela, due ruote, un motore e avrete l’aggeggio che sfreccia la mattina, il pomeriggio, la sera e la notte, senza mai perdere un appuntamento, con una costanza sbalorditiva, sotto la mia finestra. Si avvicina, accelera, accelera, accelera e scompare alla fine della salita sulla quale è costruita la nostra casa:
brum, brumm, BRUM, BRUUM, BRUUUUUUUUMMM, BRUUM, BRUM, brummmm, brum
brum, brumm, BRUM, BRUUM, BRUUUUUUUUMMM, BRUUM, BRUM, brummmm, brum
brum, brumm, BRUM, BRUUM, BRUUUUUUUUMMM, BRUUM, BRUM, brummmm, brum
brum, brumm, BRUM, BRUUM, BRUUUUUUUUMMM, BRUUM, BRUM, brummmm, brum
Ho le allucinazioni, i sudori freddi. Mi sembra di sentire in continuazione una parvenza di ronzio provenire dalla strada, mio dio! il motorino, arriva! Ah no, era solo la sedia, i gommini sotto i piedi, dici? Ma non li possiamo togliere? Non parlo d’altro: ma vi pare? Ma lo sapete che c’è un motorino che mi angustia? Lo sapete che passa a tutte le ore? Lo sapete che mi toglie il sonno? Ma perché non sceglie un’altra strada, ma perché non se ne va? Impazzisco, mamma, fai qualcosa! “Eh, figlia mia, quante storie, è solo un motorino! Si vede che non sei più abituata a stare in Italia!”
L’Italia, ecco, appunto! Ero venuta con l’intento di rilassarmi, di prendere un po’ di sole, di allontanarmi dal caos e dalla confusione cittadina, per immergermi nel silenzio idillico del paesaggio bucolico. E invece? Sto vivendo in agguato!
In agguato per un attacco che soddisfo con la fantasia. Appena sento arrivare il brum in lontananza, la mia mente arma la trappola. Una paletta gigante, come quella che si usa per gli insetti, nascosta dietro un edificio che dà sulla salita, si aziona al passaggio del motorino e SPAM! Un colpo secco. Ahhh!
Ma quello, rinasce dalle ceneri, si rialza, si rimette in sella e BRUUM, BRUUUM, BRRRRRUUUUUUUUUMMMMM, fugge via trionfante! E sullo schermo appare the end.
Ci vediamo alla prossima puntata di Guglielma la cogliota.
Brum mmm!