Impazzendo

traducendo … emigrando … riflettendo …

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Kirchensteuer: il momento della verità

Pubblicato da npnpit su Giugno 11, 2008

22,97 Euro

al mese

Ceeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

Ma vogliamo parlare dell’assicurazione sanitaria? Meglio di no che non mi sono ancora ripresa

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Kirchensteuer ovvero il raggiro dell’imposta ecclesiastica

Pubblicato da npnpit su Maggio 28, 2008

In Germania un rapporto di lavoro passa anche

attraverso la cosiddetta Lohnsteuerkarte, una scheda

tributaria per l’imposta sul reddito o salario da

consegnare al datore di lavoro prima di cominciare

un’attività da lavoratore dipendente. 
Quando ho ritirato la mia tessera fiscale all’ufficio

responsabile del suo rilascio ho chiesto spiegazioni su

una misteriosa sigla contenutavi e associata al mio

nome: RK

- Entschuldigung, eine Frage, ma la sigla in questa

casellina, RK, di cosa è l’abbreviazione?
- Römisch-katholisch
- E cioè?
- Lei di che religione è?
- (Aspetti un attimo, com’era, ci sono i katholisch,

gli evangelisch, ma alla fine siamo tutti fratelli …)

christlich?
- Sì ma qui dice che lei non è evangelisch, quindi è

römisch-katholisch
- Römisch-katholsich, RK, ho capito, ma lei, scusi se

mi permetto, come lo sa? Dove sta scritto in questo

ufficio tedesco che io sono römisch-katholisch?
- Quando lei ha registrato il suo domicilio in questo

quartiere le è stato sicuramente chiesto a che

religione appartiene
- Ah, e io ho detto römisch-katholisch?
- A quanto pare. La fa la comunione?
- Ecco, io, sa, ho molti peccati accumulati da

confessare e allora per quanto mi riprometta …
- Allora è römisch-katholisch
- Dice? Ma io in chiesa ci vado per Natale e per Pasqua
- A noi non interessa quanto spesso va in chiesa, ci

interessa sapere di che religione è per la riscossione

dell’imposta ecclesiastica, che nel suo caso va alla

chiesa cattolica
- Imposta ecclesiastica? Ma io non ho mica dato il mio

consenso all’imposta ecclesiastica
- Non abbiamo bisogno del suo consenso, l’imposta

ecclesiastica viene automaticamente sottratta dal

salario
- Senza nemmeno prima chiedere? E se non la volessi

pagare?
- Se non vuole pagare l’imposta ecclesiastica allora

deve uscire dalla chiesa
- Non ho capito, uscire dalla chiesa … intende …

ABIURARE?
- ?
- Come si dice abiurare in tedesco signora non lo so,

mi dispiace, ma uscire dalla chiesa tedesca?
- Dalla Chiesa!
- Ah quindi vede che siamo un’unica chiesa. Due palle

con la giornata ecumenica di qua e la giornata

ecumenica di là, e poi? E poi lo vede che sono RK. Ma,

questa Kirchensteuer … molto è?

Facendo una ricerca poco approfondita su Internet ho

poi scoperto che molti cittadini soprattutto francesi e

del Benelux residenti in Germania hanno protestato a

causa dell’imposta ecclesiastica. Anzi, non tanto per

la tassa in sé, ma per il fatto che la domanda sulla

propria religione venga posta per poi essere

“schedati”.
Quindi, se vi dovesse capitare che, in Germania, in un

qualsiasi ufficio, vi domandino di che religione siete,

non abbiate timore di rinnegare il vostro dio per una

sola volta. Il peggio che vi possa capitare è che non

vi facciano sposare in chiesa un tedesco. Che è

sconsigliato in ogni caso. E se lo volete proprio

sposare (pensateci molto bene lo stesso) organizzate il

matrimonio in Italia (così vi prendete un po’ di tempo

per voi stesse e chissà che non rivediate la vostra

decisione) che fa bel tempo, gli invitati son ben

vestiti, si mangia bene e le foto per l’album nuziale

vengono meglio.
Ma quanti stereotipi!

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Mode che infastidiscono

Pubblicato da npnpit su Maggio 28, 2008

Mentre trotterellavo e ancheggiavo per i corridoi della
metropolitana di Berlino TAC TAC TAC TAC fierissima di indossare dei tronchetti nuovi di zecca in morbida pelle terra di Siena con fibbia marrone scuro e spacchetto sulla parte posteriore per meglio inserire nella scarpa i jeans rigorosamente stretti alla caviglia, sono stata bloccata da una vecchia signora curva e asciutta:
- Junge Dame!
Mi ha detto con il dito puntatore
- Ja?
Ho riposto io intimidita dal suo tono autoritario autorizzandola probabilmente col mio sguardo spaesato ad aggiungere:
- Pferde laufen leiser!
Che possiamo tradurre con “I cavalli fanno meno rumore!” oppure con “Il passo del cavallo è meno rumoroso” oppure con “Ma come cazzo cammini, zoccola?”
Fatto sta che se venite quest’estate a Berlino, oh turiste italiane, fatevi mettere i gommini di feltro sui tacchi in legno poiché, ahimè, le signore tedesche di una certa età sembrerebbero essere molto sensibili all’incredibile frastuono causato dalle ultime mode.

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Ridatemi i brufoli!!!

Pubblicato da npnpit su Maggio 6, 2008

Chi vive all’estero sa che, parlando costantemente una lingua straniera, dopo alcuni anni si cominciano a perdere parole della propria lingua madre. Da poco, al ristorante, guardando un pomodoro, mi sono resa conto di aver perso la parola per quella formazione verde noiosa sulla punta di quel frutto, ebbene, il “picciolo”.

Ma le parole col tempo spariscono non solo dalla memoria bensì anche dalla circolazione e quando torni in patria, in vacanza, non avendo assistito in diretta all’evoluzione della tua lingua madre non puoi che cadere dalle nuvole e sentirti spaesato di fronte al fenomeno delle parole che vanno e delle parole che vengono.

Tagliando corto: al momento sono in Italia e ho da giorni sul viso una sporgenza di notevoli dimensioni, e dal contenuto decisamente purulento, grande quanto il neo di Cindy Craftword, persino nello stesso punto di quello della ex top model! Che però nel caso delle brutte ovviamente non è una macchia sexy ma un biiiiiiiiip. Dopo essermi consultata con mia sorella maggiore, mi sono recata in uno di quei bei negozi di cosmetici in cui si trovano tutti i prodotti di tutte le marche raggruppati per categorie, e alla categoria pulizia del viso ho preso in mano il presunto prodotto da lei consigliatomi. Presunto perché non ricordavo esattamente nome e marca da lei indicati ma solo quella espressione di pietà nel suo viso che diceva chiaramente che fosse il caso di intervenire non con la cosmesi ma con il bisturi, ma se proprio vuoi affidarti alla cosmesi … prova questo … magari…

Quindi ho dato una lettura veloce alle informazioni riportate sulla confezione per scoprire se tale tubetto di gel facesse al caso mio: “per le imperfezioni e i segni della pelle”.

E cosa sarebbero mai queste imperfezioni e segni della pelle?

Di sicuro non questo enorme vulcano che mi abbellisce la zona baffo e che ad ogni nuova scossa mi arriccia la “naturale pelurietta” a decorazione del labbro superiore. Per quanto non mi dispiacerebbe affatto, devo dire purtroppo di no, che non lo definirei né segno né imperfezione, ma solo schifosissimo biiiiiiip.

Mah, mi sono detta, da qualche parte sarà pur spiegato a cosa serve questo prodotto … leggo e rileggo … mi guardo intorno stranita alla ricerca di qualcuno con cui condividere il mio dubbio … rileggo … nessuna traccia della parola biiiiiiiiiiip. Serve proprio per queste “imperfezioni e segni”

- Mi scusi? Sto cercando qualcosa per i biiiiiiiiiiiip, ho trovato questo gel

- Il prodotto che ha in mano va benissimo

- No ma c’è scritto che è per le imperfezioni e i segni della pelle … io voglio qualcosa per i biiiiiiiiip

- Per le imperfezioni della pelle, appunto.

- Lei questa cosa qua, la vede?

- Non c’è bisogno che si avvicini la vedo benissimo anche da dietro la cassa

- Ecco, la definirebbe imperfezione? Segno?

- Certo che no. Ma imperfezione è un termine, come dire, più elegante.

Ho capito, siamo di fronte al fenomeno tanto diffuso, ormai anche nella cosmesi, dell’eufemismo.

I biiiiip, vi ricordate? Si chiamavano, un tempo non tanto remoto, in una sorta di fase che oggi possiamo definire intermedia, anche impurità della pelle. Poi si vede che “impurità” suonava ancora troppo offensivo per la sensibilità del consumatore e le case cosmetiche sono passate da impurità a “imperfezione” che, ci tengono a precisarlo, magari non è nemmeno un’imperfezione, ma solo un segno, un segnetto, piccolo piccolo, sul vostro magnifico viso da top model.

Perché oggi i biiiiiiiip proprio non esistono più, no, solo segni sulla pelle del viso, al massimo imperfezioni, e se a te vengono i biiiiiip sei strano tu, sei una fastidiosa deviazione dalla perfetta realtà che andrebbe eliminata in una sorta di pulizia etnica (non genocidio, pulizia, che è più elegante).

Ed è questo l’obiettivo di quel gel, di eliminare definitivamente, alla radice, chi ancora osa insozzare la società con i suoi biiiiiip. Alla prima applicazione, infatti, dopo appena qualche secondo, lacrimoni sono apparsi sul mio viso e insieme al bruciore nella mia mente si è manifestata l’associazione all’acido muriatico.

Ecco cosa succede ad averci i biiiiiip oggigiorno. Sei il nemico numero uno di tutta una generazione di prodotti, e non lo sapevi!

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Lezione di ecologia

Pubblicato da npnpit su Marzo 23, 2008

Segreteria dell’università di Berlino. Iscrizione ai primi esami

- Guten Tag. Son venuta per iscrivermi agli esami

- Ha portato tutti i documenti in fotocopia?
- Si si, eccoli, ce li ho nella cartellina, nella borsa, subito, ecco
- E cosa sono tutti questi fogli?
- I documenti fotocopiati …
- Su carta bianca?
- È molto bianca?
- Non la conosce la carta riciclata?
- Quella color sporco intende?
- Color sporco?
- Grigetta?
- Sa che cosa è lo sporco? Lo sporco è tutto lo smog che produce l’uomo! Dia qua. Ma non mi dica che ha fatto una fotocopia per ogni documento?
- No? Cioè, si.
- E l’opzione fronte retro? Non ne ha mai sentito parlare? Non esiste da dove viene lei? Ma poi, non lo vede che ogni documento occupa appena metà pagina? Ne avrebbe dovuto mettere due per pagina, ne venivano 4 PER FOGLIO. E intendo foglio RICICLATO! E lei invece cosa fa? Quattro documenti, quattro fogli di carta BIANCA! Si vede che ha soldi da buttare via, si vede che gli studenti di oggi non pensano a nulla se non a sperperare. E gli alberi? Come la mettiamo con gli alberi? Lo sa quanti alberi per una risma di carta bianca?
- Scusi un secondo che richiudo la cartellina e la rimetto in borsa, non vorrei perdere qualche documento, sa ho tutti gli originali … io veramnete pensavo ..
- A cosa? A cosa signorina? Di sicuro non agli alberi! E scommetto che son soldi dei suoi genitori quelli che ha buttato via …
- Torno con le fotocopie su carta riciclata?
- Così sprechiamo un’altra decina di fogli? È questo che vuole?
- No. Gli alberi sono la ricchezza del pianeta, gli alberi son la nostra fonte di vita, proteggiamo gli alberi!
- Gut! Firmi qua.
- Che cosa è?
- Cosa vuole che sia? Firmi e mi mandi il prossimo. Con lei ho finito.
- Finito in che senso?
- Finito signorina, vada.
- Finito che non son iscritta agli esami?
- Signorina e secondo lei che cosa stiamo facendo qua? Una lezione di ecologia? Vada vada e mi mandi il prossimo.

Sono uscita dalla segreteria tenendo la borsa stretta al petto. Quel giorno la cartellina conteneva altrettante fotocopie degli stessi documenti, perchè è sempre bene conservarne una copia della copia nel caso si perdano gli originali e le copie. Tutto ovviamente su carta bianca abbagliante.

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