L’ho detto tante volte ormai: ho paura dell’aereo. E poi ho paura dei cani, dei pesci lunghi sottacqua, dei cavalli, degli asini, dei batteri. Avevo paura delle blatte fino a qualche giorno fa. Ora le schiaccio con una scarpa dalla suola dura, per mettere una buona distanza tra me e loro. Dicono le blatte possano sopravvivere alla guerra atomica, non mi pare sopravvivano a una pesante e puzzolente suola di gomma, ahimè! Periscono anche loro. Io sferro un colpo secco seguito da almeno altre tre scarpate fino a fare spezzatino di budella di blatta su mattonella. Sto ancora lavorando su come eliminare l’urlo, il tremore e il saltello annessi. Per il resto sembro molto coraggiosa. E infine, per terminare questo piccolo excursus sulle mie paure, odio i traghetti. Mi mettono ansia, mi scombussolano lo stomaco, e la testa.
Grecia.
Andavamo di isola in isola su pericolosi traghetti puzzolenti di fiamme e naufragio.
In una stretta e angusta cabina. Flusso di coscienza.
Apro gli occhi. La nave pende. Stiamo affondando, questa volta per davvero! Ne ho contate tante stanotte, ma questa è una pendenza seria: è finita! Accendo la luce. Prendo l’orologio in mano. Devo documentare l’ora della mia morte: le 10:20 del mattino.
Le 10:20 del mattino?!?
- Nillo! Nillo! Svegliati Nillo, svegliati, svegliati!
- Uh?
- Sei sveglio?
- Uh!
- Nillo a che ora sbarchiamo ad Anafi?
- Ancora? Non lo so, credo alle 9 Naná!
- Nillo, guarda, sono le 10:20! Abbiamo perso lo sbarco Nillo? Possibile non ci abbiano svegliato? E adesso dove ci ritroviamo? Dove ci stanno portando Nillo? Che fine faremo?
- Naná, la smetti? Vai a chiedere dove siamo!
- Io?
- Sì, tu! Dato che mi hai svegliato.
Nillo lo sa che non amo fare domande. La sera prima, mentre cenavamo al bar della nave, voleva chiedessi al cameriere l’orario dello sbarco ad Anafi. Che domanda inutile! Avete presente i traghetti che vi traghettano per le isole della Grecia? Si ha l’impressione le tocchino tutte nel giro di poche ore, uno sbarco ogni dieci minuti. Vanno di porto in porto durante il giorno e la notte in un singhiozzo ininterrotto di attracchi e partenze. Fanno le loro manovre verso il molo con il portellone aperto. Una grande lingua di ferro sospesa sul mare che regge un marinaio sulla punta mentre i passeggeri aspettano di essere vomitati sul porto appena la mascella della nave si poggia veloce sul cemento.
- Ma l’hai guardato bene il cameriere? Ci ha messo un quarto d’ora a trovare il sandwich al formaggio e secondo te ha in mente la scaletta completa degli sbarchi?
- Vuoi solo evitare di fargli una domanda Naná!
- Ma no Nillo, davvero! Lo vedi? Ha la faccia stupida. Non sa nulla. E poi, Nillo, sei tu che hai comprato i biglietti! Stava a te informarti sull’orario dello sbarco.
Adesso sono le 10:20. Ci abbiamo dormito su. L’ho svegliato. E va bene. Cedo. Vado a informarmi sul nostro destino.
In pigiama attraverso lo stretto corridoio. Eppure pende, ma nessuno si muove, nessun allarme, niente concitati calate le scialuppe, sarà una pendenza nella norma? Salgo in superficie. Scosto una tendina. Mi affaccio a un oblò. Le luci di un porto. Che porto? Le luci di un porto. Le luci. Belle le luci di un porto. Mi faccio scudo con le mani per vedere meglio, avvicino il viso all’apertura. Non riconosco nessuna scritta. Ci sono le scritte sui porti? È buio. Buio pesto. Sono le dieci e venti del mattino. Vorrà dire che in quest’isola, ovunque noi siamo, alle dieci e venti del mattino è buio. Certo. Vorrà dire che è così! Mi passa accanto una ragazza con indosso una tuta da meccanico, blu. Ha in mano una cartella. Lavora chiaramente sulla barca.
- Scusi?
- Sì?
- Che ore sono?
- Sono le –:–
Mi stringo le mani al petto. Faccio il mio percorso al contrario. Mi perdo. Ritrovo l’orientamento. Ritrovo la cabina. Trovo Nillo ancora a letto. Prendo di nuovo in mano l’orologio.
- Quindi? Dove siamo?
- Nillo hai presente ‘sti orologi moderni?
- Hai chiesto Naná? Dove siamo?
- Il design moderno non tiene proprio conto della praticità. Scriverò una lettera per lamentarmi, pensi una mail basti?
- Naná che cavolo stai farfugliando?!? Dove siamo?
Non funziona, proviamo con la commedia…
- Ihihihi, ahahah, Nillo, eheheh, che ridere, uhuhuhuh, Nillo, ma pensa te! Che divertimento! Ahahahah, non ammazzarmi però, ihiiiihih, le cose che capitano, ehehehe…
- Naná?
- Nillo?
- Naná?!? Insomma!
- Ehm, Nillo, ecco, tutto sommato, ecco, è una buona cosa! Per noi dico, è una buona cosa.
- Cosa azz stai dic-
- Ho letto l’orologio al contrario, Nillo! Non ha quadrante, lo vedi bene anche tu che insorge una certa difficoltà … Nillo, ehm … sono le tre e cinquanta!
- No Naná, non è possibile! Mi svegli nel mezzo della notte, mi fai venire un quasi infarto pensando di essere chissà dove, fammi vedere l’orologio! E questo numeretto scritto qua in cima?
- Lo vedi anche tu che è inciso sul metallo. Si vede appena appena …
- Uhm, mi sembra tanto un dodici … E questo scritto qua in basso? Mi sembra tanto un sei… Mi domando in quale direzione si debba leggere questo complicatissimo aggeggio…uhm, vediamo un po’… con il dodici verso l’alto? O con il dodici verso il basso? E del sei cosa ne diventa poi? Un nove? Uh? Uh? Miracolo!
Mi infilo sotto le coperte sperando il sonno sedi il sarcasmo di Nillo
- Quindi?
- Quindi cosa?
- Hai chiesto a che ora arriviamo ad Anafi?
- No, ho chiesto che ore sono. Mi sembrava abbastanza come domanda! Chiedi tu stavolta!
- Mi svegli in preda al panico, quasi mi ammazzi, e adesso devo pure chiedere io? Tutto io, sempre tutto io devo risolvere, tutto io!
Nillo impreca e esce dalla cabina. Torna dopo appena qualche secondo.
- Ho incontrato una ragazza!
- Figuriamoci!
- Piantala Naná, una che lavora sul traghetto, con una tuta blu.
- Sexy?
- Ho chiesto a che ora arriviamo.
- Dunque?
- Alle dieci e venti!
- Hai visto Nillo? Si tratta solo di saper leggere i segni che il fato dissemina per noi lungo il nostro impervio cammino.
- No Naná, si tratta solamente di imparare a leggere l’orologio! A Natale tu torni al digitale! Buonanotte! E non svegliarmi, sempre che non stiamo affondando.
- A tra poco allora Nillo.
- Uh?
- Nulla, nulla, buonanotte.