Impazzendo

traducendo … emigrando … riflettendo …

Archivio per la categoria ‘Bizzarrie dalla stampa tedesca’

Ben attrezzati per il parto in Germania

Pubblicato da npanna su gennaio 9, 2009

Da una rivista femminile tedesca

Come si sa, il travaglio può durare anche un giorno intero. Non sottovalutate la fame! È bene portarsi in ospedale anche qualcosa da mangiare. Perfetto per l’occasione il purè di patate.

Chi è che non ci pensa alle patate? Chi?

Ma non dimenticate i futuri papà, anche a loro può venire fame durante la lunga attesa“.

Poverini! Una futile occasione come la nascita di un figlio non è certo un motivo valido per restare digiuni per più di tre ore. Che torto da parte di una donna. Che atto egoistico! Tutto quel tempo per un parto, e il pranzo? Lei si porta il purè e a lui? Nulla? Eh no no no.

Cosa gli diamo allora agli agitati e affamati paparini?

10 gocce di Xanax?

Nooo!

Un tozzo di pane bianco?

Nooo!

Le monetine per comprarsi uno snack alla macchinetta?

Nooo!

Per loro, ideali e facili da trasportare, i mini wurstel“.

Come non arrivarci?

Merenda in sala parto con wurstel e patate: un must!

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Gli amanti peggiori sono Made in Germany!

Pubblicato da npanna su agosto 21, 2008

“Perfetta riserva di caccia! Mai come oggi così tanti studenti incontrano il compagno per la vita all’università. Fatto di per sé da non sottovalutare! Ma la promiscuità di uno studentato offre molto di più: una vita sessuale attiva per laurearsi più in fretta”. Questo il titolo di un articolo pubblicato sull’inserto per studenti universitari di un noto settimanale tedesco. Un’autrice stufa della passività dei suoi connazionali di sesso maschile e un sociologo dalle dubbie competenze sociali spiegano perché l’università è il luogo ideale per trovare moglie (e marito?).

Moment mal! Riserva di caccia? I Männer che vanno a caccia? I tedeschi predatori? Qui c’è qualcosa che non quadra.

I tedeschi, come noto a tutte le ragazze straniere residenti in Germania, non sono certo maestri di irresistibili arti seduttive. E nemmeno di quelle mediocri. I tedeschi non seducono e basta; tanto meno conquistano. Come potrebbero dunque andare a caccia?

I tedeschi guardano, non possiamo negarlo. Guardano nella metropolitana, nei locali, nei corridoi degli uffici, negli ascensori, nei parchi, nelle palestre, nei condomini, nei negozi, al supermercato. Ma non passano all’azione. Perché? Hanno altri pensieri per la testa.

Un normale gioco di sguardi tra un italiano e un’italiana, interrompetemi se ho torto, si svolgerebbe in questo modo: lui fissa lei; lei gira la faccia e aspetta; lui cerca il contatto visivo; lei aspetta con il viso rivolto nella direzione opposta di lui; lui continua a fissarla per non perdere l’attimo in cui lei si girerà di nuovo; lei fa la reticente; lui continua a fissarla; lei fa la sufficiente. A questo punto abbiamo in Italia due possibilità: 1) lei non si rigirerà mai più verso di lui; 2) lei guarda lui con la coda dell’occhio = via libera!

Germania. Anche qui abbiamo due opzioni nella fase finale, ma solo tre passaggi principali poiché il tutto si svolge molto più in fretta. Caso numero uno: lui guarda lei; lei gira la faccia; lui se ne va. Caso numero due: lui guarda lei; lei guarda lui; il pensiero di lui viene improvvisamente deviato su canali più urgenti. Quali? Sempre nelle summenzionate cerchie di ragazze straniere residenti in Germania circola la segretissima classifica delle priorità dell’uomo tedesco. Questa volta, previa consultazione con le coautrici, ho deciso di renderla pubblica.

Le priorità dell’uomo tedesco:

1) La carriera

2) Il lavoro

3) L’animale domestico (cane / pappagallo / criceto)

4) Il computer

5) L’impianto stereo

6) Le birrate con gli amici

7) Le birrate coi colleghi

8 ) L’allenamento (tennis / ping pong / ciclismo )

9) Il fitness

10) L’auto

11) Mettere la lavatrice

12) Il bel tempo

37) La famiglia

53) Mein Mädchen, ovvero: la ragazza

È inevitabile che una simile graduatoria si rifletta nell’elemento più intimo di un rapporto di coppia: il bacio.

Ecco come bacia un tedesco. Dapprima poggia leggermente le labbra sulle tue. Immediatamente dopo il primo contatto si allontana perché distratto da qualche problema lasciato insoluto. Poi si ricorda all’improvviso del bacio interrotto e poggia nuovamente le sue labbra sulle tue. Tu pensi: beh, adesso alla francese, e apri leggermente la bocca. Ti sbagli e resti lì come un pesce boccheggiante perché lui ha staccato nuovamente le labbra dalle tue: ha veramente troppe questioni in sospeso. La lotta va avanti per circa dieci minuti fino a quando tu non gli afferri la testa tra le mani e gli urli in faccia: apri quella bocca, tira fuori quella lingua o ti graffio l’Audi! Esagerate, state pensando? Mai state in Germania? Non si tratta affatto di speculazioni da ricondursi agli effetti dello shock culturale. No. È tutto materiale empirico accumulato con gli anni.

Ma torniamo all’articolo in questione. Persino l’autrice, come già detto una donna tedesca e quindi conoscitrice della realtà della sua terra, sembra confermare indirettamente l’ipotesi del tedesco più preda che predatore. Stufa della passività dei suoi connazionali, cerca di spronarli con due preziosissimi consigli. Primo: ragazzi iscrivetevi a un corso di lingue. Non importa quale, decisivo è che sarete obbligati a parlare con i vostri compagni di corso: sole donne! Secondo: scegliete un corso di ballo. Uno qualsiasi. Sarete in ogni caso costretti al contatto fisico con i vostri compagni: donne sole! Se questa non è disperazione femminile? E sempre la stessa disperazione porta l’autrice a citare un sociologo dalla rara saggezza: „A tenere insieme un collega e una collega universitari sono fattori decisivi quali l’età, lo stesso tipo di formazione e gli interessi comuni“ […] “Le relazioni destinate a funzionare meglio sono quelle in cui i partner condividono le stesse necessità, gli stessi valori e gli stessi ritmi quotidiani. È preferibile avere un alto grado di intesa, piuttosto che dover sempre spiegare tutto dalla A alla Z“.

Ma, a quanto pare, se gli “accoppiamenti” a livello accademico sono in continuo aumento non è dovuto unicamente ai suddetti interessi comuni, stessi ritmi quotidiani e simili obiettivi nella vita, bensì anche al fattore “numerico”, all’ubicazione in sé dell’elemento femminile: “Il motivo per cui sempre più studenti hanno una relazione con una collega universitaria è da ricondursi al numero crescente di ragazze iscritte all’università.” Per gli uomini, pertanto, la riserva di caccia si amplia di anno in anno.

Ecco le grandi conquiste dell’emancipazione: accedere a un ateneo per facilitare agli uomini la ricerca di una compagna. Invece di spronarli, scuoterli, prenderli a sberle per la loro passività, inerzia, autocentrismo e autismo, cosa si è costrette a fare in Germania? A mendicare attenzioni mascherate col nome di “obiettivi comuni” per non costringere la preda alla fuga.

L’università mista sarebbe quindi il luogo ideale per trovare moglie e marito. Ma non necessariamente, ragazzi, non mettetevi paura: “non ci si deve poi per forza sposare!” Anche in questo caso la nostra autrice disperataffamata si forgia di una citazione dello stesso abominevole sociologo. Come se volesse dire ai suoi connazionali: noi donne non vogliamo mica privarvi della vostra sacrosanta libertà! Sentito? Non vogliamo neppure sposarvi! L’unione con la Kommilitonin – jawohl! – può essere dunque anche soltanto pragmatica, profittevole, conveniente! Presente i sopraccitati “interessi comuni”? Tutti vogliamo finire l’università il più velocemente possibile e chi fa sesso regolarmente, ci avvisa il nostro sociologo, conclude infatti gli studi più in fretta degli altri. “Durante un rapporto sessuale vengono prodotti adrenalina e cortisolo, ormoni che stimolano il cervello” […] “Una vita sessuale attiva favorisce pertanto lo sviluppo delle facoltà intellettuali, ed è consigliata soprattutto per quelle materie che richiedono studi intensi, come medicina, matematica e fisica”.

Na dann Männer! Avete capito? Verstanden? Non si tratta né di sposarsi, né di impegnarsi, ma è una questione di pura efficacia, di onore, di prestigio, per la vostra terra! Buttatevi finalmente tra le braccia delle Frauen; se non per amore, per passione, per romanticismo, fatelo almeno in nome dell’efficienza Made in Germany!

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4 parole su Olanda-Italia

Pubblicato da npanna su giugno 10, 2008

Perché perché perché perché ????

Ecco cosa scrive il Tagesspiegel su di noi: schön gesungen, gut gespielt!

Ovvero: cantato bene, giocato MALE!

Fossimo stati almeno intonati … lo so, lo so, non è divertente …

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Salutisti ci avete rotto! Golosi del mondo uniamoci!

Pubblicato da npanna su maggio 30, 2008

Stamattina ho sentito alla radio una notizia che mi ha
fatto inizialmente cascare la mascella, poi riempito il
cuore, ma soprattutto lo stomaco, di angoscia e
tristezza, e infine fatto pensare alla rivoluzione
francese.
Ecco dove siamo arrivati. Tutto è cominciato con
l’ondata e l’attuale invasione dei prodotti BIO, e
pensavo avesse raggiunto il culmine con la triste
apparizione delle calorie sui prodtti di McDonald’s.
E invece no.
Lo strazio prosegue.
Il governo tedesco sta pianificando la ghettizzazione
dei generi alimentari. Verrà infatti applicato il
bollino rosso ai prodotti dannosi, il bollino verde a
quelli sani, e il bollino arancione? A quelli
capricciosi?
Brutti salutisti puzzolenti, pure i generi alimentari
ci dovete bollare?
Ma ve l’immaginate che incubo fare la spesa? Il
supermercato disseminato di bollini e di ortoressici
che vi freddano con lo sguardo appena vi vedono
prendere da uno scaffale un prodotto contrassegnato di
rosso. E magari ci saranno persino golosi che
abbasseranno lo sguardo pentiti quasi a voler dire
“ebbene si, ho peccato”.
Ma ci saranno anche i bellicosi, come me, che andranno
in giro per i corridoi del supermarket con le corna da
diavolo, rosso magenta, e riempiranno il carrello di
malsani, dannosi e malefici generi alimentari, alla
faccia dei salutisti.
Pensate veramente di poter intimidire i golosi?
 

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Campanilismo austrotedesco

Pubblicato da npanna su maggio 7, 2008

Uno dei tanti interrogativi che ci si pone in relazione al caso Josef Fritzl è come sia stato possibile che i vicini di casa della famiglia Fritzl non abbiamo mai notato che sotto ai loro occhi si sia svolta per 24 anni di seguito la vita parallela di Elizabeth Fritzl e dei suoi figli.

Nel numero di questa settimana di DER SPIEGEL ci si chiede se ciò sia in parte dovuto al carattere della società austriaca definita capace di mettere a tacere qualsiasi scandalo. Con umiltà tedesca si lascia poi intendere che in GERMANIA non sarebbero di certo passati 24 anni … perché laddove gli austriaci tendono a girare la faccia facendo finta di non aver visto niente, i tedeschi invece prendono il ricevitore in mano e fanno una telefonatina alla polizia, anonima s’intende.

Eh! Loro si che se ne intendono di inter(r)[n]amento!

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Farsi toccare dagli sconosciuti fa bene!

Pubblicato da npanna su aprile 20, 2008

 

 

La stretta di mano è la massima espressione di entusiasmo quando si salutano tra amici. Se da buon sud europeo provi a baciarli sulla guancia indietreggiano col busto. Se eventualmente decidessero di sì, che per una volta si può anche simulare un caloroso saluto, ti aggrappano alle scapole, ti tirano forte contro il loro petto e laddove ti saresti aspettato la guancia trovi un orecchio, dove finisce il tuo bacio, con grande senso di disgusto da parte di entrambi.

Insomma, i tedeschi non sono campioni di effusioni.

Ma hanno la buona volontà di rimediare, di imparare.

La stampa tedesca ci informa che sono aperti nelle principali città della Germania corsi di coccole e carezze destinati a chi soffre di “carenza di contatto fisico”. Ma non immaginiamoci orge sfrenate, poiché il tutto si svolge in maniera ordinata e disciplinata, con tanto di sanzioni e addirittura di espulsione per chi trasgredisce alle regole.

Queste stabiliscono che sono assolutamente interdetti palpeggiamenti, movimenti pelvici e il compiacimento erotico e definiscono le zone del corpo inaccessibili ai partecipanti: nella donna il seno, il grembo, il sedere; nell’uomo “sopratutto” il cavallo.

 

Tutto chiaro? Pensate di farcela a contenere le vostre pulsioni sessuali?

Bene, cominciamo.

Ci troviamo in una sala con circa una trentina di partecipanti che non si conoscono tra loro. Il moderatore del seminario fa partire la musica per riscaldare l’atmosfera: Un, dos, tres, Maria.

Si, esatto. Proprio quella. L’aemulatio tedesca dei latini passa attraverso Ricky Martin. Che la detta canzone tratti della incontrollabile passione del protagonista nei confronti di una certa Maria è poi un fatto trascurabile immagino e sono certa che sia stata scelta in base alla melodia, al ritmo e l’alto grado di ballabilità. Il primo esercizio da svolgere è infatti ballare con un collega di corso e … mettergli le mani addosso! Sempre nel rispetto delle regole s’intende. Perché si ha anche il diritto di dire NO. Se si viene infatti accarezzati in un punto non espressamente proibito dalle regole ma tabù per il partecipante, questo può dire GIÚ LE MANI CHE IL RADIO NON VOGLIO E TANTOMENO L’ULNA, ALTRIMENTI LO DICO AL MODERATORE che sorveglia tutti con occhio vigile, pronto ad intervenire al primo sgarro.

Una volta superate le esitazioni iniziali avviene il miracolo: nella sala si diffonde un coro di “jaaaaaaaaaah” di piacere. Ora si può passare a cuor leggero alla fase successiva. I partecipanti vengono invitati a sdraiarsi su dei materassini, a bendarsi a vicenda, per sperimentare fino a tre ore di “ciechi piaceri” di carezze e coccole. Chi dovesse sentirsi sovraffaticato fisicamente e mentalmente può ritirarsi in disparte su dei materassi appositi in un angolo della sala.

 

 

La “terapia” ha ovviamente anche un fondamento scientifico: le carezze riducono la secrezione del cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress, e aumentano quella dell’ossitocina. Ma questa secrezione, necessità della presenza di completi sconosciuti?

Alcuni sociologi sono invece del parere che tali seminari, in realtà, non aiutano poi molto poiché il tanto acclamato calore dell’anima in realtà viene represso dalla presenza di regole e moderatore percepiti come elemento di disturbo e forse anche inutili dato che chi decide di frequentare un corso per imparare a toccare e a farsi toccare non è certamente la persona più passionale che esista e un seminario di 40 “alunni” che soffrono tutti di questo stesso “disturbo” non c’è rischio degeneri in un’orgia.

.

Oltre alla riscoperta delle virtù del contatto fisico, lo scopo del seminario è anche quello di recuperare una capacità che possedevamo da bambini e che i tedeschi hanno perso nell’età adulta: comunicare affetto tramite il corpo. Ma perché avviene questa mutazione nel corso della vita di un tedesco rendendolo freddo e distanziato?

Il culto dell’individualismo? (Accarezzando solo me, godo del 100% del piacere, perché dovrei condividerlo con gli altri diminuendo così la percentuale che mi spetta di diritto?)

L’egoismo? L’arroganza? La burocrazia? (Mi compili questo modulo in triplice copia se vuole che le dia un abbraccio!)

Una partecipante commenta soddisfatta che il seminario abbia la potenzialità di influenzare soprattutto gli uomini nel loro rapporto col fenomeno “coccole”. Tutti i suoi ex, e probabilmente quelli del 150% delle restanti donne al mondo, vivono le coccole esclusivamente come preludio al sesso. Al seminario gli uomini hanno invece finalmente la possibilità di conoscere questa distinzione.

Forse. Ma più probabile è che accarezzino per tre ore delle sconosciute e che a casa si sfoghino a letto con le rispettive fidanzate che si chiederanno: ma le coccole adesso non si fanno più nemmeno prima del sesso???

Ma è inutile interrogarsi sul rapporto che esiste tra freddezza d’animo e dinamiche psicosociali e culturali perché, alla fine, anche questo male è riconducibile ad una sola grande colpevole: la tecnologia! Rieccola, ancora lei. Si legge: “Viviamo in una società basata sulla vicinanza virtuale e tecnologica delle mail, delle chat, degli sms, del sesso al telefono, una realtà nella quale non è più possibile sperimentare la vicinanza corporea.”

Ma per guarire, invece di pagare per farsi toccare e toccare degli sconosciuti, non basterebbe esternare un po’d'affetto nei confronti di amici e partner che poi magari ci scappa pure un sano abbraccio?

 

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L’amore alla tedesca: è un fatto di logica!

Pubblicato da npanna su aprile 16, 2008

Imparare dall’amore: in che modo ci influenzano le relazioni passate. Questa la storia di copertina del numero di aprile della rivista tedesca NEON. Avendo alle spalle quello che a detta dei miei genitori è ormai un numero PREOCCUPANTE di relazioni finite, preoccupante non perchè siano finite male, bensì per il semplice fatto che siano finite (insomma non mi so tenere un uomo) non ho esitato a comprare il suddetto mensile intenzionata a scoprire la causa dei mei errori.
Ecco la conclusione alla quale sono arrivata. Tutto si spiega con un semplice sillogismo.

Nell’articolo si legge che “l’altro è sempre lo schermo su cui proiettiamo le nostre insoddisfazioni”; quindi
1) Lui è la proiezione di te stessa

“Il nostro partner ha comportamenti o atteggiamenti per noi difficili da comprendere o interpretare”.
2) Lui è cretino

“Le persone che ci circondano manifestano esattamente quei tratti di personalità che noi gli comunichiamo. … Non conta chi si ha di fronte, alla fine si incontra sempre se stessi”; ergo
3) Sei una cretina

Quindi, care mie, gli stronzi, i bugiardi, gli psicopatici, gli infedeli, i doppiogiochisti in realtà non esistono! Siamo noi a provocare in loro queste caratteristiche proiettando sul nostro partner atteggiamenti sbagliati. Basta accusare questi poveri uomini, torturarli con le nostre lamentele  …
Perché ci siamo visti una sola volta in un mese, pur vivendo nella stessa città? Perché non mi chiami mai? Perché vai in vacanza coi tuoi amici e non con me? Perché non conosco nessuno dei tuoi amici? Perché hai un preservativo nel portafoglio se io prendo la pillola?  Perché perché perché … Che assillo! Che paranoia. Poverini!
Il problema risiede in noi stesse, il problema siamo noi! Guardiamoci dentro.

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