Impazzendo

traducendo … emigrando … riflettendo …

Archivio per la categoria ‘Abitudini tedesche’

Conflitti itala-tedesco

Pubblicato da npanna su Febbraio 19, 2009

DE: Cosa facciamo oggi a cena?

IT: Uhm

DE: Abbiamo ancora patate…

IT: No, patate no, le ho mangiate anche a pranzo, lesse

DE: Le possiamo fare al forno?

IT: Ma sempre patate restano!

DE: E se le facessimo in padella?

IT: Ma non possiamo mica mangiare tutti i giorni patate!

DE: Ah no?

IT: Certo che no, dobbiamo cercare di avere una dieta il più variegata possibile. E se facessimo la pasta?

DE: Ah, la pasta sì e le patate no?

IT: …

DE: La pasta l’abbiamo mangiata anche ieri!

IT: Ma la possiamo fare col sugo alle melanzane…

DE: Quindi le patate non si poooossono mangiare tutti i giorni, e la pasta sì?

IT: Ma ieri erano tortiglioni in bianco con le zucchine, oggi facciamo farfalle al sugo alle melanzane: tutto un altro mondo! Vedi bene anche tu che c’è una certa differenza…

DE: Ma sempre pasta resta.

IT: … mangiamo cinese?

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Il panino tedesco dimezzato e raddoppiato!

Pubblicato da npanna su Febbraio 1, 2009

Ma, i tedeschi, non sanno fare nemmeno il panino imbottito?

Hai voglia di un panino in Germania? Te ne danno la metà. Lo tagliano in due, ci mettono il companatico sopra, e lo vendono separatamente. Se hai fortuna ti capita la parte di sopra, con la crosta croccante, altrimenti il culetto, secco secco. Tu lo compri, perché hai fame, dai il primo morso e ti guardi istintivamente alle spalle. Sei sul chi vive, mamma, la voce di tua mamma ti rimbomba nelle orecchie: chiudi il panino! E aggiunge: non ti vorrai mica mangiare il companatico e basta? Il panino si mangia tutto!

Ma mamma, io non ho fatto niente, me l’hanno dato già così! Lo giuro! Me l’hanno dato monco, per mettermi alla prova, il diavolo! Però, mamma, a casa, il panino me lo faccio a norma: imbottito nella giusta misura, senza esagerare col prosciutto, lo tengo con tutte e due le mani, chiuso, e lo mangio tutto.

Fino a che, chissà come, forse per spirito di adattamento, ho cominciato anch’io a dividere timidamente il panino in due.

Però, mi son detta, si tiene meglio in mano! E poi, gnam, gnam, elemento decisivo per una vita intellettuale sana, ti da un 50% in più di creatività, soprattutto per chi, amico del piccolo bruco Maisazio, di panini ne mangia minimo due per volta. Così, se ti prepari due panini alla tedesca, ciascuno suddiviso in due parti ben distinte, lo spazio a tua diposizione per distendere il companatico passa da 2 a ben 4 superfici! E ora diamo libero sfogo alla fantasia: una metà col prosciutto, una metà col formaggio, una metà con gorgonzola e noci, una metà con la mortadella. L’assenza di “coperchio” poi permette di fare una torre di ingredienti.

Mi duole veramente tanto ammetterlo, ma, i tedeschi, cari miei, di pane e companatico, un pochino ne capiscono!

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Vietiamo ai tedeschi di fare la pasta!

Pubblicato da npanna su Dicembre 27, 2008

La prima porzione di pasta deviata della mia vita mi è stata servita in Svizzera 1o anni fa. Condita con una maionese rosa, conteneva pezzi non identificabili di roba di tutti i colori, ed era pasta fredda. Potrà anche essere alla moda oggi, ma allora, mangiata in un capannone di una fattoria, all’aperto, col giubbotto, i guanti e sbattendo i denti, è stato un evento traumatizzante. La pasta, la mangiamo in Italia. Altrove viene servita unicamente un’indegna imitazione.

Alla ditta di catering presso la quale ordiniamo ogni giorno il pranzo in ufficio è stato persino dedicato un articolo su un quotidiano di Berlino. Si lodava il menu vario, sano, genuino e preparato con i migliori ingredienti biologici. Preparato male, però.

Si permettono infatti di includere la pasta tra le portate del menu.  Ci ho provato fiduciosa ben tre volte, l’ho ordinata addirittura non una, non due, bensì tre sacrosante volte: non posso dire di non avergli dato una possibilità.

Ma in Italia, cari i miei tedeschi, alla terza si bastona!

Avevate annunciato pasta alle olive nere, che già uno dice: ma, pasta alle olive nere, tuttalpiù pizza alle olive nere, come la pizza coi capperi. Ma no, dai, sempre lì a lamentarsi, diamogli fiducia. E cosa mi avete recapitato? Un contenitore di ceramica bianco chiuso da un coperchio in gomma semi-ermetico, diviso in due scomparti nei quali ha trovato alloggio, orrore e raccapriccio, la pasta bianca a sinistra, e la presunta salsa alle olive nere a destra. Pennette lisce, nemmeno quelle rigate, no, quelle lisce che, anche grazie alla spinta esercitata del praticissimo coperchio semi-aderente, si sono espanse per tutta l’estensione dello spazio a loro disposizione, manco fosse gas nervino. Siccome poi il tedesco è furbo, si è detto: per evitare che la pasta si appicichi, ci metto un pò d’olio? Nooo. Di burro? Nooo, che poi sguscia via. Ci metto il formaggio! E spatapam! Una bella manciata di pizzottella a completare l’opera. La cosa ha il suo risvolto pratico, nulla si fa a caso in cruccolandia, è tutto DURCHDACHT, ossia, pianificato nei minimi dettagli. Se si vuole togliere la pasta dal contenitore è perciò sufficiente puntare la forchetta in un punto qualsiasi della massa di pasta (ovviamente si consiglia il centro per motivi di statica) e tirare con forza verso l’alto. Ed ecco che … PLOP! Mirabilia delle mirabilie, il malloppo di penne vien fuori dal contenitore tutto d’un pezzo! E ora posizioniamolo sul piatto e passiamo ad analizzare la salsa alle olive nere. Una crema bianca, non grigina, non biancastra, non color ghiaccio, nulla, proprio bianca, con una ventina di olive nere, intere, e per intere intendo col nocciolo, ivi galleggianti. E questa cosa sarebbe? Il brodo della minestra? L’acqua della lavastoviglie? Ah, è la salsa, il sugo, da mettere sulla pasta, aspetta, aspetta che prendo il mestolo e verso il tutto nel mattone di penne, magari ce la facciamo a fare una torre.

“Eh ma sei sempre la solita schizzinosa, non si può sedere allo stesso tavolo con te, ogni giorno la stessa lagna! Guarda Naná, si può mangiare benissimo! Ggnam, gnam, gnam”, mi dicono i miei colleghi tedeschi. Ma siamo pazzi? Io questa cosa non la mangio, non la mangio e non la mangio. “Allora non ordinarla più la pasta, visto che lo sai che non ti piace”. Nemmeno, sbagliato. Che argomentazioni sono? Non è che non piace a me, questi qua la pasta non la devono mettere nel menu e basta! Esigo che la tolgano, che gli venga proprio vietata, per legge! Come la produzione del parmigiano. Oppure gli cambiano nome, siamo noi ad averci i diritti d’autore sulla pastasciutta!

“Ma non puoi mica pretendere che arrivi ancora calda? Ce la portano dall’altra parte della città, alle 11, noi mangiamo a mezzogiorno e mezza, chiaro che è fredda!” Appunto, non si può fare, le condizioni non lo consentono, basta, rassegnatevi. Ma lo sapete la pasta quando si mangia? Ogni mamma italiana urla: “È pronto, è pronto, a tavola, a tavola!”, quando ha ancora lo scolapasta in mano e lo fa col tono perentorio di un generale. Da bambini si disubbidisce una volta sola, e mai più: la pasta si mangia calda!

- Senti Naná, senti cosa mi è successo una volta che avevo una coinquilina italiana.

- Racconta

- Una sera invito 5 o 6 amici e cena e faccio la pasta carbonara. Mi sono sbagliata con le dosi, ho esagerato insomma, e la pasta che è rimasta l’ho messa in frigo. Ma era tanta, almeno un chilo. Il giorno dopo, all’ora di pranzo, entro in cucina, e cosa ti vedo? La mia coinquilina italiana che butta tutta la mia pasta nella pattumiera. Ho fatto solo in tempo a dire Noooooooo, fermaaaaaa. E quella mi ha guardato e zac, tutta nella pattumiera, senza pietà.

- Ma era condita?

- No

- Non era nemmeno condita? E ha fatto bene, quella si da ai cani!

- Tutto quel ben di dio, esagerata! Un mio amico cuoco, davvero bravo sai, mi ha dato un ottimo consiglio per mantenere la pasta al dente.

- Sentiamo…

- Scolarla e passarla un secondo sotto l’acqua fredda.

- In prigione va messo quello!

- Esagerati!

- Senti bella, tu lo lasceresti un wustel a macerare nell’acqua un giorno intero per poi mangiarlo il giorno dopo?

- In che senso?

- Vedi che non te lo puoi neppure immaginare?

E poi, passi il cucchiaio e la forchetta per gli spaghetti. Anche se non è uno spettacolo da vedere, perlomeno il risultato finale è quello giusto: una bella matassa di pasta. Ma tagliarli a pezzi? Aho! Un massacro! Mica siamo in macelleria! Compratevi la pasta cinese e aspiratela! Ma tagliare lo spaghetto no!

E la passata di pomodoro? Lo so Deutsche unter uns che è una notizia sconvolgente, ma quella cosa, Tomantensauce, Tomatenmark, quella si cuoce, porca miseria! Non è ketchup. Si fa prima il soffritto, si aggiunge la passata e la si fa bollire per almeno 5 minuti, e poi, solo poi, dopo aver scolato, e non lavato, la pasta, la si condisce tutta insieme in una terrina. E ognuno porge il piatto fondo! al mestolo.

A proposito di condimenti, il pesto non si mette nel toast con la mozzarella la mattina a colazione.

Infine una critica puramente linguistica: non è pasta pesto, pasta carbonara, pasta bolognese ecc. ecc. È pasta AL pesto, ALLA carbonara, ALLA bolognese,ALLA ALLA ALLA ALLLA!

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La Coca-Cola ai malati

Pubblicato da npanna su Novembre 8, 2008

Ai bambini tedeschi non è concesso bere la Coca-Cola. Alle feste di compleanno ci si disseta con succhi annacquati con l’acqua frizzante: 2 dita di scucco, 4 di Sprudelwasser . Se alla domanda “Gradisci qualcosa da bere?” commettete l’errore di rispondere: “SÌ grazie, per me un bicchiere di Coca-Cola”, in un secondo vi troverete puntati addosso gli sguardi scandalizzati di una ciurma di bambini. E cosa avrò mai detto? Non ne avete? È finita? Non importa, allora prendo un’aranciata. Nemmeno? No?

- La Coca-Cola non si beve! Fa male, ha la caffeina, è piena di conservanti e additivi.

- Va bene bambini, non vi posso dare torto, ma un bicchiere ogni tanto no?

- Solo se sei malato.

- Malato?

- Sì, la Coca-Cola si dà ai bambini malati.

- E da malato fa bene?

- Sì, perché ha lo zucchero e mette a posto lo stomaco.

- Le cose che si scoprono!

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