Impazzendo

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Archivio per la categoria ‘Abitudini tedesche’

Perché in Germania non è Warum

Pubblicato da npanna su giugno 8, 2010

Leggendo questo post: Survival Italian: Why and Why Not in the Italian Language

http://becomingitalianwordbyword.typepad.com/becomingitalian/2010/05/survival-italian-why-and-why-not-in-the-italian-language.html

ho capito il perché: non sono io! Cioè, sono io, ma sono anche loro, i tedeschi. Come sempre.

Dianne Hales racconta: agli italiani piace sapere il perché e il percome delle cose. Ma soprattutto: con il perché e il percome in Italia si ottengono le cose!

Nel molto piccolo, aggiungiamo noi.

Non in Germania.

“Il problema è che Lei non sa il perché”, mi ostino a dire io negli uffici tedeschi. Lasci che Le spieghi il perché e vedrà che la scadenza è irrilevante. Sì ho capito che Lei ha i suoi regolamenti da seguire, ma vede bene anche Lei, ci sono pur delle eccezioni. Dice di no? Non ci sono? La regola non le prevede? Devo essere punita? Dice. Lasci che Le racconti la mia storia, una disavventura, una tragedia, un caso di sfortuna!

Nulla.

La regola del Perché e percome non è contemplata in Germania. Perlomeno quella a voce. Non crediate in Germania di cavarvela negli uffici sciorinando un racconto commuovente dopo l’altro in un clima da centrini a uncinetto. Warum non è Perché e viceversa. Tutta quella intimità i tedeschi la ripugnano, la schivano, si sentono addosso l’appiccicaticcio.

Prendete questa triste storia.

La mia amica Marion ha un abbonamento mensile ai mezzi pubblici di Berlino chiamato 10-Uhr-Monatskarte: vale a partire dalle 10 del mattino. In preda alla gioia di rivedere la sorella, Marion si precipita all’aeroporto di Schönefeld e viene beccata alle 9:45 dai controllori.

- Scenda!

- Come scusi?

- Sono le 9:45. Lei non può transitare con questo abbonamento.

- No ma io, insomma, che ore sono? Sa sto andando all-

- Nome, cognome, indirizzo! Quaranta euro, da pagare nell’ufficio della BVG. L’Indirizzo lo trova scritto sulla multa.

Gira voce che i controllori della BVG siano vecchi agenti della Stasi, sono bravissimi a mimetizzarsi tra la gente e non sentono ragioni. Gran lavoratori fedeli alla loro azienda. Fossero tutti così in questo mondo al rovescio!

“Marion, vedrai, dai retta a me, quando vai all’ufficio della BVG gli racconti il perché, e sono sicura, vedrai, ti tolgono la multa”. Il mio povero animo italiano perchettaro.

Voi cosa avreste fatto? Marion il giorno prima aveva accettato a malincuore un lavoretto da hostess. Mica hostess di aereo. Quelle cose che oggi chiamano hostess, hostess promoter, c’è pure hostess bar, che cameriera sembra brutto! Marion ha quindi accettato di aspettare sotto il freddo di Berlino, a un incrocio concordato, una schiera di Trabi, le auto made in DDR, in felice giro panoramico della città, cariche di turistotti italiani, per distribuirgli dei Waffeln al cioccolato. Per due ore. Per 30 euro. Ai signori in gita del Waffel poco è importato. Pensavano Marion fosse la vera offerta. 30 euro per spiegargli il malinteso. Molto spiacevole spiegare di non essere in vendita. I Waffeln sono avanzati tutti. E il giorno successivo arriva la multa di 40 euro. Summa summarum: Marion si trova ora in debito di 10 euro. Penso che se avesse rifiutato quel lavoro la multa non l’avrebbe presa. È la beffa di accettare cose spiacevoli: ne attirano altre.

Di fronte a un Perché così forte mi aspettavo la commozione dell’impiegato della BVG.

Marion ha pagato 40 euro in contanti allo sportello, non c’è stato verso, il Perché a voce non raggiunge il cuore del tedesco.

Esiste però il Perché burocratizzato.

- Me lo metta per iscritto.

- Cosa?

- Quello che mi sta raccontando e poi si vedrà.

- Si vedrà cosa?

- Se la regola prevede.

- Ma chi lo stabilisce se la regola prevede?

- IO!

- Non lo sa adesso?

- Lo devo vedere scritto.

- Accetto! Mi dia il formulario.

Non bisogna sottovalutare l’essere umano. Magari ce la fa.

Mi ritrovo tra le mani un A4. A due articoli della legge tedesca seguono innumerevoli campi per i dati personali; religione. Religione? Sottopongono a verifica religiosa il mio Perché. Ho un Perché in linea con i principi religiosi? Spunto la casella “nessuna”. In basso tre righe vuote. Non sono proprio abituati i tedeschi ai Perché. L’antefatto, forse, ci può stare in tre righe, ma bisogna proprio essere bravi con la sintesi. Mi porto il formulario a casa. Riempio le tre righe fitte fitte. Non mi bastano. Aggiungo quello spazio che gli manca. Adatto il formato. In basso all’A4 appiccico un foglio in più con lo scotch. L’appiccicaticcio formalizzato. Lo ripiego perché non sbordi dall’A4.

Spedisco il papiro in busta chiusa. Srotoleranno le mie ragioni come un rotolo a due veli.

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Conflitti itala-tedesco

Pubblicato da npanna su febbraio 19, 2009

DE: Cosa facciamo oggi a cena?

IT: Uhm

DE: Abbiamo ancora patate…

IT: No, patate no, le ho mangiate anche a pranzo, lesse

DE: Le possiamo fare al forno?

IT: Ma sempre patate restano!

DE: E se le facessimo in padella?

IT: Ma non possiamo mica mangiare tutti i giorni patate!

DE: Ah no?

IT: Certo che no, dobbiamo cercare di avere una dieta il più variegata possibile. E se facessimo la pasta?

DE: Ah, la pasta sì e le patate no?

IT: …

DE: La pasta l’abbiamo mangiata anche ieri!

IT: Ma la possiamo fare col sugo alle melanzane…

DE: Quindi le patate non si poooossono mangiare tutti i giorni, e la pasta sì?

IT: Ma ieri erano tortiglioni in bianco con le zucchine, oggi facciamo farfalle al sugo alle melanzane: tutto un altro mondo! Vedi bene anche tu che c’è una certa differenza…

DE: Ma sempre pasta resta.

IT: … mangiamo cinese?

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Il panino tedesco dimezzato e raddoppiato!

Pubblicato da npanna su febbraio 1, 2009

Ma, i tedeschi, non sanno fare nemmeno il panino imbottito?

Hai voglia di un panino in Germania? Te ne danno la metà. Lo tagliano in due, ci mettono il companatico sopra, e lo vendono separatamente. Se hai fortuna ti capita la parte di sopra, con la crosta croccante, altrimenti il culetto, secco secco. Tu lo compri, perché hai fame, dai il primo morso e ti guardi istintivamente alle spalle. Sei sul chi vive, mamma, la voce di tua mamma ti rimbomba nelle orecchie: chiudi il panino! E aggiunge: non ti vorrai mica mangiare il companatico e basta? Il panino si mangia tutto!

Ma mamma, io non ho fatto niente, me l’hanno dato già così! Lo giuro! Me l’hanno dato monco, per mettermi alla prova, il diavolo! Però, mamma, a casa, il panino me lo faccio a norma: imbottito nella giusta misura, senza esagerare col prosciutto, lo tengo con tutte e due le mani, chiuso, e lo mangio tutto.

Fino a che, chissà come, forse per spirito di adattamento, ho cominciato anch’io a dividere timidamente il panino in due.

Però, mi son detta, si tiene meglio in mano! E poi, gnam, gnam, elemento decisivo per una vita intellettuale sana, ti da un 50% in più di creatività, soprattutto per chi, amico del piccolo bruco Maisazio, di panini ne mangia minimo due per volta. Così, se ti prepari due panini alla tedesca, ciascuno suddiviso in due parti ben distinte, lo spazio a tua diposizione per distendere il companatico passa da 2 a ben 4 superfici! E ora diamo libero sfogo alla fantasia: una metà col prosciutto, una metà col formaggio, una metà con gorgonzola e noci, una metà con la mortadella. L’assenza di “coperchio” poi permette di fare una torre di ingredienti.

Mi duole veramente tanto ammetterlo, ma, i tedeschi, cari miei, di pane e companatico, un pochino ne capiscono!

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Vietiamo ai tedeschi di fare la pasta!

Pubblicato da npanna su dicembre 27, 2008

La prima porzione di pasta deviata della mia vita mi è stata servita in Svizzera 1o anni fa. Condita con una maionese rosa, conteneva pezzi non identificabili di roba di tutti i colori, ed era pasta fredda. Potrà anche essere alla moda oggi, ma allora, mangiata in un capannone di una fattoria, all’aperto, col giubbotto, i guanti e sbattendo i denti, è stato un evento traumatizzante. La pasta, la mangiamo in Italia. Altrove viene servita unicamente un’indegna imitazione.

Alla ditta di catering presso la quale ordiniamo ogni giorno il pranzo in ufficio è stato persino dedicato un articolo su un quotidiano di Berlino. Si lodava il menu vario, sano, genuino e preparato con i migliori ingredienti biologici. Preparato male, però.

Si permettono infatti di includere la pasta tra le portate del menu.  Ci ho provato fiduciosa ben tre volte, l’ho ordinata addirittura non una, non due, bensì tre sacrosante volte: non posso dire di non avergli dato una possibilità.

Ma in Italia, cari i miei tedeschi, alla terza si bastona!

Avevate annunciato pasta alle olive nere, che già uno dice: ma, pasta alle olive nere, tuttalpiù pizza alle olive nere, come la pizza coi capperi. Ma no, dai, sempre lì a lamentarsi, diamogli fiducia. E cosa mi avete recapitato? Un contenitore di ceramica bianco chiuso da un coperchio in gomma semi-ermetico, diviso in due scomparti nei quali ha trovato alloggio, orrore e raccapriccio, la pasta bianca a sinistra, e la presunta salsa alle olive nere a destra. Pennette lisce, nemmeno quelle rigate, no, quelle lisce che, anche grazie alla spinta esercitata del praticissimo coperchio semi-aderente, si sono espanse per tutta l’estensione dello spazio a loro disposizione, manco fosse gas nervino. Siccome poi il tedesco è furbo, si è detto: per evitare che la pasta si appicichi, ci metto un pò d’olio? Nooo. Di burro? Nooo, che poi sguscia via. Ci metto il formaggio! E spatapam! Una bella manciata di pizzottella a completare l’opera. La cosa ha il suo risvolto pratico, nulla si fa a caso in cruccolandia, è tutto DURCHDACHT, ossia, pianificato nei minimi dettagli. Se si vuole togliere la pasta dal contenitore è perciò sufficiente puntare la forchetta in un punto qualsiasi della massa di pasta (ovviamente si consiglia il centro per motivi di statica) e tirare con forza verso l’alto. Ed ecco che … PLOP! Mirabilia delle mirabilie, il malloppo di penne vien fuori dal contenitore tutto d’un pezzo! E ora posizioniamolo sul piatto e passiamo ad analizzare la salsa alle olive nere. Una crema bianca, non grigina, non biancastra, non color ghiaccio, nulla, proprio bianca, con una ventina di olive nere, intere, e per intere intendo col nocciolo, ivi galleggianti. E questa cosa sarebbe? Il brodo della minestra? L’acqua della lavastoviglie? Ah, è la salsa, il sugo, da mettere sulla pasta, aspetta, aspetta che prendo il mestolo e verso il tutto nel mattone di penne, magari ce la facciamo a fare una torre.

“Eh ma sei sempre la solita schizzinosa, non si può sedere allo stesso tavolo con te, ogni giorno la stessa lagna! Guarda Naná, si può mangiare benissimo! Ggnam, gnam, gnam”, mi dicono i miei colleghi tedeschi. Ma siamo pazzi? Io questa cosa non la mangio, non la mangio e non la mangio. “Allora non ordinarla più la pasta, visto che lo sai che non ti piace”. Nemmeno, sbagliato. Che argomentazioni sono? Non è che non piace a me, questi qua la pasta non la devono mettere nel menu e basta! Esigo che la tolgano, che gli venga proprio vietata, per legge! Come la produzione del parmigiano. Oppure gli cambiano nome, siamo noi ad averci i diritti d’autore sulla pastasciutta!

“Ma non puoi mica pretendere che arrivi ancora calda? Ce la portano dall’altra parte della città, alle 11, noi mangiamo a mezzogiorno e mezza, chiaro che è fredda!” Appunto, non si può fare, le condizioni non lo consentono, basta, rassegnatevi. Ma lo sapete la pasta quando si mangia? Ogni mamma italiana urla: “È pronto, è pronto, a tavola, a tavola!”, quando ha ancora lo scolapasta in mano e lo fa col tono perentorio di un generale. Da bambini si disubbidisce una volta sola, e mai più: la pasta si mangia calda!

- Senti Naná, senti cosa mi è successo una volta che avevo una coinquilina italiana.

- Racconta

- Una sera invito 5 o 6 amici e cena e faccio la pasta carbonara. Mi sono sbagliata con le dosi, ho esagerato insomma, e la pasta che è rimasta l’ho messa in frigo. Ma era tanta, almeno un chilo. Il giorno dopo, all’ora di pranzo, entro in cucina, e cosa ti vedo? La mia coinquilina italiana che butta tutta la mia pasta nella pattumiera. Ho fatto solo in tempo a dire Noooooooo, fermaaaaaa. E quella mi ha guardato e zac, tutta nella pattumiera, senza pietà.

- Ma era condita?

- No

- Non era nemmeno condita? E ha fatto bene, quella si da ai cani!

- Tutto quel ben di dio, esagerata! Un mio amico cuoco, davvero bravo sai, mi ha dato un ottimo consiglio per mantenere la pasta al dente.

- Sentiamo…

- Scolarla e passarla un secondo sotto l’acqua fredda.

- In prigione va messo quello!

- Esagerati!

- Senti bella, tu lo lasceresti un wustel a macerare nell’acqua un giorno intero per poi mangiarlo il giorno dopo?

- In che senso?

- Vedi che non te lo puoi neppure immaginare?

E poi, passi il cucchiaio e la forchetta per gli spaghetti. Anche se non è uno spettacolo da vedere, perlomeno il risultato finale è quello giusto: una bella matassa di pasta. Ma tagliarli a pezzi? Aho! Un massacro! Mica siamo in macelleria! Compratevi la pasta cinese e aspiratela! Ma tagliare lo spaghetto no!

E la passata di pomodoro? Lo so Deutsche unter uns che è una notizia sconvolgente, ma quella cosa, Tomantensauce, Tomatenmark, quella si cuoce, porca miseria! Non è ketchup. Si fa prima il soffritto, si aggiunge la passata e la si fa bollire per almeno 5 minuti, e poi, solo poi, dopo aver scolato, e non lavato, la pasta, la si condisce tutta insieme in una terrina. E ognuno porge il piatto fondo! al mestolo.

A proposito di condimenti, il pesto non si mette nel toast con la mozzarella la mattina a colazione.

Infine una critica puramente linguistica: non è pasta pesto, pasta carbonara, pasta bolognese ecc. ecc. È pasta AL pesto, ALLA carbonara, ALLA bolognese,ALLA ALLA ALLA ALLLA!

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La Coca-Cola ai malati

Pubblicato da npanna su novembre 8, 2008

Ai bambini tedeschi non è concesso bere la Coca-Cola. Alle feste di compleanno ci si disseta con succhi annacquati con l’acqua frizzante: 2 dita di scucco, 4 di Sprudelwasser . Se alla domanda “Gradisci qualcosa da bere?” commettete l’errore di rispondere: “SÌ grazie, per me un bicchiere di Coca-Cola”, in un secondo vi troverete puntati addosso gli sguardi scandalizzati di una ciurma di bambini. E cosa avrò mai detto? Non ne avete? È finita? Non importa, allora prendo un’aranciata. Nemmeno? No?

- La Coca-Cola non si beve! Fa male, ha la caffeina, è piena di conservanti e additivi.

- Va bene bambini, non vi posso dare torto, ma un bicchiere ogni tanto no?

- Solo se sei malato.

- Malato?

- Sì, la Coca-Cola si dà ai bambini malati.

- E da malato fa bene?

- Sì, perché ha lo zucchero e mette a posto lo stomaco.

- Le cose che si scoprono!

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