Impazzendo

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Strani personaggi metropolitani

Pubblicato da npanna su Luglio 19, 2008

Ieri, mentre aspettavo la metropolitana alle solite 8:30 del mattino, in ritardo dei soliti 15 minuti accademici, sulla piattaforma è apparsa una signora un po’ insolita. Non son riuscita a non fissarla. Lo so, non sta bene, non si fa, pensa se capitasse a te di venire guardata in quel modo! Però questa signora meritava di essere immortalata da qualche parte; oggi in questo blog. 

Aveva:

- infradito in stile etnico con varie pietre di colore turchese

- calze turchesi

- una gonna nera lunga

- una maglietta a maniche corte, turchese

- uno scialle di cotone a coprire le spalle, turchese

- orecchini tondi a patacca, turchesi

- una borsetta dorata

- un orsetto che le pendeva dalla borsetta dorata

- i capelli biondo oro raccolti in due chignon laterali

- gli chignon chiusi con elastici di 10 cm di diametro, a forma di rosa e di color blu (probabilmente turchesi erano finiti)

- rossetto fucsia

- due dita e mezzo di ombretto, turchese

- almeno 50 anni

- un monopattino arancione alla guida del quale è apparsa alla fermata della metropolitana

- una fiamma rossa impressa sul sellino in pelle nera del monopattino

Quando sono uscita da lavoro si è poi seduto di fronte a me, sempre in metropolitana, un signore con un occhio blu e uno marrone. Poca cosa: il cantante dei Dire Straits ce l’abbiamo presente tutti. Ma questo personaggio, a parte il bottiglione di Sangria, aveva persino le ciglia e le sopracciglia di colore diverso: quelle dell’occhio blu erano biondissime. Una pezza albina cucita per sbaglio sul suo viso.

Nonostane fosse abbastanza curioso, il titolo del “Personaggio Strano Metropolitano della Settimana” se l’è aggiudicato la signora turchese monoppatinata – fino a quando, al supermercato,  non ho incontrato una famiglia di giapponesi. La mia attenzione è stata attirata immediatamente dal bambino di circa tre anni seduto sul seggiolino del carrello. Dall’alto della sua postazione indicava al babbo una base per torta. E il babbo gli diceva in giapponese: questa? E lui: no babbo no, quella a fianco la vedi? Questa figlio mio? No babbo quella sotto, mannaggia a ’sti seggiolini sui carrelli, fammi scendere che la prendo io! Fino a che il babbo si è perso d’animo è ha pregato la moglie di scegliere questo schifo di base per torta che lui non ci capisce niente, ci capisce. E la mamma cosa fa? Prende esattamente quella base che il figlio stava disperatamente cercando di indicare al babbo. Inoltre mostra al figlio una bomboletta di panna montata. Il bambino annuisce, la mamma toglie il tappo alla bomboletta, il bambino apre la bocca, la mamma gli spuzza una ciocca di panna montata in bocca, il bambino la gusta, si lecca i baffi, annuisce soddisfatto, la mamma mette la bomboletta nel carrello. Dopo questo fatto capite bene che ho dovuto togliere il titolo alla signora turchese, a malincuore l’ammetto, per consegnarlo al bambino manager (o cavia?) giapponse.  Però, questo Nippon, soffriranno pure di carenza d’affetto i bambini, ma a tre anni hanno in mano il menage familiare.

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