- Nonna Ninna, innaffiamo?
- No Feffo, non è ora di innaffiare
- Nonna Ninna, innaffiamo lo stesso?
- Feffo, le piante adesso non hanno ancora bisogno di acqua!
Feffo si avvicina a un vaso, lo guarda, si china verso di lui:
- Vaso, tu ne vuoi acqua?
Pubblicato da npanna su Ottobre 5, 2009
- Nonna Ninna, innaffiamo?
- No Feffo, non è ora di innaffiare
- Nonna Ninna, innaffiamo lo stesso?
- Feffo, le piante adesso non hanno ancora bisogno di acqua!
Feffo si avvicina a un vaso, lo guarda, si china verso di lui:
- Vaso, tu ne vuoi acqua?
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Pubblicato da npanna su Agosto 21, 2009
Feffo ha un tiro potentissimo, se gli metti una palla in mano puoi stare certo che ti colpirà. Anche se non è sua intenzione, lui ti colpirà, magari all’ultimo momento, dopo aver fatto una piroetta su se stesso, ma alla fine cederà alla tentazione del diavoletto contro la ragionevolezza dell’adulto.
E così sequestrai una pallina matta e la nascosi fuori dalla portata della manina lesta e sempre perfettamente linda di Feffo.
- Zia Naná, dov’è la pallina?
- Feffo, la pallina non c’è più!
- La cerchiamo zia Naná?
- È buio, ormai non la troviamo più.
- Accendiamo i faretti zia.
- No Feffo, rassegnati, l’ho presa io, inutile mentire, l’ho nascosta proprio perché non volevo la trovassi.
- La cerchiamo?
- NO FEFFO! Ti ho detto che l’ho nascosta!
Feffo si illumina! Mi poggia una mano sul seno e esclama:
- Zia! L’ho trovata!
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Pubblicato da npanna su Agosto 16, 2009
- Vichi vuoi giocare con le carte? Guarda quante, guarda che belle!
- Sì, le carte! E come gioco?
- Uhm … abbina tutte le carte dello stesso seme, lo sai fare? Cuori con cuori, fiori con fiori …
- Sì!
- Tu abbina che io nel frattempo mi leggo questo capitolo e poi facciamo le scale insieme.
- Va bene!
Dopo qualche minuto, Vichi si alza, viene verso di me, mi prende per mano …
- Vichi hai finito di abbinare le carte?
- Sì!
- E dove sono i quattro mucchietti?
- Li ho messi a posto.
- A posto dove?
- Nella loro scatola.
- E dove mi stai portando adesso?
- Su, a fare le scale!
- Ma le scale di carte, Vichi io intendevo le scale CON le carte!
- Naná, io non le conosco, io conosco solo le scale con i gradini.
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Pubblicato da npanna su Agosto 13, 2009
Feffo possiede una moto, ma dovete vederla per capire:
Eccola!
L’elemento principale del nostro racconto sono quelle piccole rotelline che vedete attaccate ad un supporto. Sono loro che hanno permesso a Feffo di stare seduto comodamente sulla sua moto senza doversi curare della tediosa questione dell’equilibrio.
Domenica il fato decise che per Feffo era arrivato il momento della svolta, del grande passo e così le rotelline sono state svitate e la moto squilibrata.
Feffo, un attento osservatore, ha subito notato la mancanza di alcune viti attaccate ad alcuni pezzi a lui cari e ha detto: babbo monta!
- No Feffo, ormai babbo le ha smontate le rotelline, prova a salire così.
E Feffo, che aveva ben intuito il ruolo fondamentale delle rotelline nel garantire la sua incolumità, ha replicato:
- No cado, no cado, cado!
- No che non cadi, sali!
- No cado, cado, cado!
- Ma no, sali, dai!
Feffo, che ama la sua moto e tutti i mezzi di trasporto, pur titubante, ha cercato di salirvi in sella ma, aimè, il suo corpicino ancora troppo leggero per una moto di quella cilindrata non ha retto e c’è stato il tanto temuto accenno di caduta. Il contatto col terreno è stato evitato prontamente dal babbo di Feffo, che dopo aver visto la morte in faccia e provato un gran senso di vertigine, della sua moto non ha voluto più saperne.
- Dai Feffo, sali di nuovo
- NO
- E dai
- NO, cado!
- Ma fai almeno un altro tentativo…
- Non CI piace un altro tentativo!
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Pubblicato da npanna su Agosto 9, 2009
Ci sono bambini che esigono ci si rivolga loro nel rispetto della nomenclatura. Feffo è uno di questi. Protagonisti: nonna Ninna 62, Feffo 2.
- Feffo guarda, una macchina!
- No nonna, era un caravan con le biciclette.
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Pubblicato da npanna su Agosto 3, 2009
Chi è che non conosce questo scenario? Nel bel mezzo della notte, tutto tace. E allora, perché sono sveglia? Un leggero ronzio, un accenno di “s” sonora, z, si avvicina sempre più, zz, zzz, zzzz, zzzzz, zzzzzz, ZZZZZ!!!
No, una zanzara! Una zanzara no!
Allora, non so voi, ma io faccio uscire il piede dal lenzuolo, lo sollevo, e attendo. Ma quella non coglie, continua a volersi posare sul mio timpano. Agito tarso, metatarso, falangi, alla Conan, come per dire: qui, guarda, ti porgo il piede, succhia a volontà e vattene satolla (anche lo stato confusionale ha le parole che gli si addicono) ma ti prego non ronzarmi intorno all’orecchio, ti prego, lasciami dormire, ti prego!!!
Nulla, ZZZZ.
Sollevo anche l’altra gamba. Nulla. Provo ad agitare prima l’una poi l’altra ZZZZ, ZZZZ, zzzz, zzz, zz, z. Finalmente! Mi concentro per riprendere velocemente sonno perché so che è un silenzio illusorio, so che la zanzara tornerà, vicino all’orecchio, proprio lì, e mettersi il lenzuolo sulla testa non è mai bastato. Cosa che non si è mai capita, ma perché le zanzare ti ronzano intorno alla faccia? Ma non possono pungere e basta? Qualsiasi cosa pur di non sentire il ronzio. Dormi Naná, dai, cadi in un sonno profondo prima che z, zz, zzz, zzzz ZZZZZ!
Vai di piede destro, vai di piede sinistro, agita qui, agita là … oh, di nuovo silenzio.
Per pochissimo: quella torna, per l’ennesima volta, all’attacco.
Uno scenario che si ripete … fino a quando, care le mie future zanzare, vi metto in guardia sin da ora, fino a quando Naná decide di adottare la soluzione finale: sterminio! Accendo la luce e apro la stagione di caccia! Ma non alla leggera, ritrovo all’improvviso tutte le energie primordiali, faccio di quell’inseguimento notturno il fine della mia vita! Mi stringo il lenzuolo intorno alla fronte e divento il Rambo della notte.
Ora, immaginatevi una zanzara molto, molto, più grande, molto, molto di più. Mettetele un adolescente in groppa, con un cervello a miscela, due ruote, un motore e avrete l’aggeggio che sfreccia la mattina, il pomeriggio, la sera e la notte, senza mai perdere un appuntamento, con una costanza sbalorditiva, sotto la mia finestra. Si avvicina, accelera, accelera, accelera e scompare alla fine della salita sulla quale è costruita la nostra casa:
brum, brumm, BRUM, BRUUM, BRUUUUUUUUMMM, BRUUM, BRUM, brummmm, brum
brum, brumm, BRUM, BRUUM, BRUUUUUUUUMMM, BRUUM, BRUM, brummmm, brum
brum, brumm, BRUM, BRUUM, BRUUUUUUUUMMM, BRUUM, BRUM, brummmm, brum
brum, brumm, BRUM, BRUUM, BRUUUUUUUUMMM, BRUUM, BRUM, brummmm, brum
Ho le allucinazioni, i sudori freddi. Mi sembra di sentire in continuazione una parvenza di ronzio provenire dalla strada, mio dio! il motorino, arriva! Ah no, era solo la sedia, i gommini sotto i piedi, dici? Ma non li possiamo togliere? Non parlo d’altro: ma vi pare? Ma lo sapete che c’è un motorino che mi angustia? Lo sapete che passa a tutte le ore? Lo sapete che mi toglie il sonno? Ma perché non sceglie un’altra strada, ma perché non se ne va? Impazzisco, mamma, fai qualcosa! “Eh, figlia mia, quante storie, è solo un motorino! Si vede che non sei più abituata a stare in Italia!”
L’Italia, ecco, appunto! Ero venuta con l’intento di rilassarmi, di prendere un po’ di sole, di allontanarmi dal caos e dalla confusione cittadina, per immergermi nel silenzio idillico del paesaggio bucolico. E invece? Sto vivendo in agguato!
In agguato per un attacco che soddisfo con la fantasia. Appena sento arrivare il brum in lontananza, la mia mente arma la trappola. Una paletta gigante, come quella che si usa per gli insetti, nascosta dietro un edificio che dà sulla salita, si aziona al passaggio del motorino e SPAM! Un colpo secco. Ahhh!
Ma quello, rinasce dalle ceneri, si rialza, si rimette in sella e BRUUM, BRUUUM, BRRRRRUUUUUUUUUMMMMM, fugge via trionfante! E sullo schermo appare the end.
Ci vediamo alla prossima puntata di Guglielma la cogliota.
Brum mmm!
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Pubblicato da npanna su Agosto 3, 2009
Mia sorella, Timotea, è finalmente passata da gravida ipertesa a puerpera attempata.
Noi non nutriamo alcun dubbio sul fatto che il frutto delle sue sofferenze e l’oggetto delle nostre ansie sia una bellissima bambina dal nome ammaliante. Non ci lasciamo scuotere nella nostra convinzione neppure da eventi di questo genere: gente ignorante!
Timotea fa il suo ingresso con la carrozzina nella sala di una pizzeria. Una signora commenta col marito:
- Iiih, ma l’hai vista quella bambina?!? Assomiglia a Gelsomina quando era piccola. Uguale uguale! Certo che era proprio brutta Gelsomina! Poi è migliorata però, si è fatta simpatica! Scusi? Scusi signora? La bambina, quanto ha? E come si chiama?
- Quasi due mesi.
- Eja, eja, guardala, guardala, Gelsomina spiccicata. E come si chiama?
- Anaclea
- E come?
- A-na-clea!
- Uh.
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Pubblicato da npanna su Agosto 2, 2009
- Babbo babbo guarda! Ho trovato uno su Facebook, uno che su chiama come noi, lo stesso cognome, in Arabia Saudita … babbo? Ma non eravamo tutti parenti noi? Chi è questo Flot in Arabia Saudita?
- In Arabia Saudita? Cess! Naná … zio Titino ha lavorato per anni in Arabia Saudita, vuoi vedere che …
- Ma zio Titino Flot? Quello che si chiama come te?
- Sì, sì, LUI!
- Il babbo di Liliana?
- Sì sì, LUI! Proprio lui!
Qualche minuto dopo, mio babbo con la cornetta del telefono in mano:
- Pronto Titino? Ciao Titino, sono Titino, come stai? Sì sì senti … mi è successa una cosa strana. Ha chiamato un tipo a casa, al telefono, poco fa, uno che dice di chiamarsi Ahmed Flot, Ahmed, arabo mì, dice che fa Flot di cognome, sì, Flot, come noi, eja, chiamava dall’Arabia Saudita, dice che stava cercando un certo Titino Flot. Sì sì Arabia Saudita. Ma io gli ho detto che io non c’entravo nulla con l’Arabia, che non ero io. Ho fatto bene? Eja, Flot, proprio Flot F L O T, uguale uguale. Ma non è che tu … non è che ci hai lasciato cosa in Arabia?!? Ah tu non ne sai nulla? Eja, FLOT son sicurissimo! Ha chiamato qua! Dice che ha cercato in Internet, sì Internet, eja col computer!
Qualche ora dopo squilla il telefono di casa
- Pronto? Oh Liliana, ciao, sì sono zio, no, allora, guarda, no, no, tutto, sì, è stata Naná, ha trovato, tutto sotto controllo Liliana, no tuo babbo, no, no, no, deve aver capito male, no, macché, allora, sì, no, Naná, Naná? Ti passo Naná che ti spiega, NO cioè Naná è … uscita non c’è, comunque, Naná ha trovato su Internet un Flot dall’Arabia Saudita ed eravamo curiosi di sapere… no ma il mondo è pieno di Flot, ma figurati, no, telefonato? No, cosa? Macché, non ci siamo capiti … E voi tutto bene? Ah bene bene, meglio così, saluta tutti Liliana, grazie grazie, grazie anche a voi, ciao ciao! – CLIC – Ihihihihi!
- Babbo!
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Pubblicato da npanna su Giugno 22, 2009
Che gli italiani siano più raffinati dei tedeschi emerge anche da certe sottigliezze linguistiche. Nella stampa italiana si legge questi giorni di certe “escort”, mentre i quotidiani tedeschi parlano più generalmente di Hure, ma che volgari!
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Pubblicato da npanna su Maggio 25, 2009
- Naná, ho scoperto di avere un’altra malattia
- Santo cielo, cos’hai questa settimana?
- Te l’ho detto che non posso dormire?
- Sì, più volte, diciamo, tutte le volte che è successo.
- Ecco, è una forma di rinite che viene alle donne in gravidanza, ho letto tutto, ho tutti i sintomi!
- L’hai detto alla gine?
- Eh, figurati, quella dice: sopporta! E tutto finisce lì.
- Ecco, quindi Timo, sopporta.
- Poi mi sono gonfiati i piedi e-
- Timotea, si è deciso se sarà cesareo o parto naturale?
- No, non ancora
- Speriamo cesareo
- No, ma sei matta Naná, speriamo parto naturale
- No, ma che scherzi? Col cesareo ti risparmi tutte quelle sofferenze.
- Ma dai, Naná, non sarà così tragica!
- Timotea? NON SARÀ COSÌ TRAGICA? Saranno i dolori più atroci di tutta la tua vita, sarà il dolore universale, seguito dalla gioia planetaria, ma il dolore, il dolore sarà, come dire, mi sento male io al posto tuo
- NANÁ!!! Certo che così mi fai proprio coraggio, io che mi preparo psicologicamente…bell’aiuto che sei!
- Timotea, ma non crederai mica che sia una passeggiata? Preparati al peggio in assoluto!
- Certo che sei scema, me ne ricorderò quando sarai incinta tu!
- Cosa ti devo dire? No, Timotea, vedrai che fa solo un po’ male, ma non tanto. Invece tu ti devi aspettare il peggio in assoluto e magari così, ti concentri su questo grande peggio, aspetti che arrivi, e sei più forte! Magari dirai: tutto qua? E io che mi aspettavo la somma di tutte le pene di tutta l’umanità moltiplicata per due e invece…
- Che belle parole di conforto. Ma tu te l’immagini l’ostetrica: non si preoccupi signora, non è ancora nulla, adesso arriva il peggissimo, non è ancora arrivato, adesso ARRIVA
- Lo dico per te! Hai presente ogni volta che andiamo da Diana a curarci i denti? E le diciamo: Diana, mi farai male? Cosa dice lei? No, no, no. Al che capisci immediatamente che ti farà malissimo! Preferisci che te la metta in quel modo?
- Aspetta, aspetta di essere incinta tu, e ne riparliamo, IN QUESTI TERMINI!
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